Ministero dell'Economia e delle Finanze

Ministero dell'Economia e delle Finanze

sabato 27 ottobre 2012

FUA 2011 - quota del 20%


In allegato, trasmettiamo ai lavoratori la proposta di accordo dell'amministrazione relativa alla restante quota del 20% del FUA 2011.
La predetta proposta riguarda il personale in servizio presso i Dipartimenti centrali del Tesoro, della Ragioneria Generale dello Stato (escluso l'IGICS), dell'Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi (escluso la Direzione Centrale dei Servizi del Tesoro e il CED di Latina) e degli Uffici di Diretta Collaborazione con l'Opera del Ministro (solo per il personale non beneficiario della specifica indennità di Gabinetto).
Il testo della bozza in questione è il solito "copia e incolla" dell'anno scorso, con la differenza di una diminuzione delle quote destinate al servizio di assistenza fiscale (tranne per i 9 eletti dell'ufficio VIII della ex DCSP).
Un'altra differenza la intercettiamo nella scala parametrale con la riproposizione del doppio "scalino" nell'area III (F1/F3 145 - F4/F6 150), già inserito nell'accordo nazionale del 14 settembre 2012.  
L'incontro tra la delegazione di Parte Pubblica, le Organizzazioni Sindacali territoriali e la RSU, inizialmente previsto per lo scorso 24 ottobre, è stato posticipato, su richiesta della UIL-PA, al prossimo 30 ottobre 2012 alle ore 15.30.
 

giovedì 25 ottobre 2012

27 ottobre - NO MONTI DAY.


Quella di sabato 27 ottobre è la prima vera manifestazione di opposizione, con un contenuto di classe, al governo antipopolare e antidemocratico dei "tecnici", alla sua politica di austerità.
Una politica spregevole, dettata dall'Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, necessaria per trasferire ancora di più ricchezza dal lavoro al capitale; necessaria per rimuovere ogni ostacolo esistente allo sfruttamento della forza-lavoro e liquidare, così, diritti e conquiste sociali.  
Protagonisti della manifestazione sono le forze operaie e popolari, gli studenti, gli inoccupati e il mondo del precariato, i dipendenti pubblici, i disoccupati e chi il lavoro lo aveva e ora non più, le donne e i pensionati a basso reddito e tanti "choosy" che resistono e lottano, ogni giorno, contro questa compagine governativa e chi la sostiene in nome della "competitività e produttività".
Sembra di assistere, purtroppo, ad una moviola infinita; si era detto che l’epoca delle leggi finanziarie e delle successive manovre correttive fossero, ormai, solo un ricordo del passato; ma i sublimi professori del governo della Bocconi non ne azzeccano una.
Ma c’è poco da sorridere, perché il conto lo paghiamo sempre noi.
Eppure si continua a tagliare la spesa pubblica, a togliere diritti ai lavoratori e ai cittadini.

E mentre la politica continua ad offrire spettacoli squallidi e indecenti, questo governo dei tecnici si guarda bene dal mettere mano a vere normative anticorruzione, il cui costo è pari ai tagli alla spesa pubblica; o a scovare i capitali illegalmente esportati, tassandoli al pari di tutti gli altri lavoratori e cittadini.
La recessione continua in tutta Europa con il record di quattro milioni di posti di lavoro persi; ma le uniche misure prese dalla UE, finora, sono state destinate al salvataggio delle banche, quelle stesse che al tempo delle vacche grasse hanno accumulato ingenti profitti e che, oggi, presentano a noi il conto delle loro speculazioni.
E’ necessario, quindi, scendere in piazza contro un governo imposto dall’oligarchia finanziaria, per rifiutare i diktat e opporsi alla politica di austerità; scendere in piazza per dire basta ai sacrifici funzionali solo per salvare i profitti dei padroni e urlare che le conseguenze della crisi e del debito, devono ricadere su chi l'ha generata e, cioè, sul capitale.
Lo stop ai licenziamenti, l’aumento dei salari e la riduzione dell’orario di lavoro, la riconquista dei CCNL e dell’art.18, l’abolizione del precariato, una forte tassazione su profitti, sulle rendite, sugli interessi, sui redditi, sui patrimoni, sulle transazioni finanziarie, la lotta spietata all’evasione fiscale borghese, il taglio delle spese militari e il NO alla guerra, l’aumento di quelle sociali, la difesa delle libertà delle classi sottomesse, sono tutte parole d'ordine che caratterizzano la nostra partecipazione; parole d'ordine che incoraggiano la lotta per la trasformazione sociale, per ricostruire uno stato sociale degno di questo nome, per uno sviluppo sostenibile che coniughi difesa del lavoro con la difesa dell’ambiente, per le nazionalizzazioni delle imprese strategiche contro l’abbuffata delle privatizzazioni.
Altro che "patto per la produttività" necessario solo a ridurre i salari e aumentare gli orari!
Sacrifici e privatizzazioni, disoccupazione e precarietà, riduzione dei diritti dei salari e delle pensioni per pagare un debito di cui non siamo responsabili e che ha garantito enormi profitti agli speculatori di ogni risma.
Per questo, saremo in piazza il 27 ottobre.

venerdì 19 ottobre 2012

Il Nobel per la Pace....


La campagna di mobilitazione contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35 Joint Strike Fighter, è destinata a non avere fine, come giustamente deve essere per una scelta insensata ed economicamente folle che, non solo i pacifisti, ma la gente di buon senso non riesce ad accettare.
Ora, la notizia è che il costo già altissimo è lievitato del 60% circa, comportando una spesa maggiore di oltre 3/4 miliardi di euro, una cifra molto superiore di quanto la Legge di Stabilità taglia alla sanità, all’istruzione e agli enti locali. 
Se è pur vero che i nuovi cacciabombardieri F35 erano stati ridotti di numero dal governo “tecnico” (da 131 velivoli agli attuali 90), ci sembra che la spending review continui a valere per gli ospedali, per le scuole, per i servizi sociali, per i dipendenti pubblici ma non per i cacciabombardieri.
In realtà, niente di nuovo potremmo sostenere in prima battuta, perché il possibile aumento del costo dei F35 l’avevamo già denunciato da molto tempo.
La novità, quindi, è che dopo tante smentite arriva la conferma dei vertici delle forze armate, per bocca del segretario generale della Difesa che ammette una lievitazione del costo per ciascun cacciabombardiere; infatti, gli F35 Lightning 2, destinati all’'Aeronautica e alla Marina Italiana, costeranno 127,3 milioni di dollari (99 milioni di euro) a esemplare per la versione A convenzionale e 137.1 milioni di dollari (106,7 milioni di euro) per la versione B a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl), che saranno imbarcati sulla portaerei Cavour. 
Un 60% di aumento ben superiore a quel 40% che, secondo l’indagine del governo sulla corruzione, è il sovrapprezzo medio per gli appalti pubblici dovuto al malaffare; tradotto in euro, un aggravio di spesa di almeno 13/14 miliardi invece dei 10 pattuiti dal governo.
Solo pochi giorni fa, il nostro Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha bloccato il provvedimento sugli esodati in discussione alla Camera dei Fannulloni, perché giudicato “troppo oneroso” e “privo della necessaria copertura”.
Non ci risulta, però, che lo stesso scrupolo verso i lavoratori senza stipendio e senza pensione sia stato applicato ai cacciabombardieri F35, per i quali spenderemo così tanti soldi nei prossimi anni.
Né, abbiamo notizia che la Corte dei Conti si sia interrogata su come mai in poco tempo una somma così enorme, sia destinata a lievitare di circa il 60%.
Ci sembra che il rigore di Monti e del Commissario Bondi valga per gli esodati, per i pensionati, per gli studenti e per i lavoratori pubblici, ma non per le armi, dove invece le spese più folli sono tutte ammesse e risultano compatibili con i conti del debito pubblico.
In sostanza, mentre il governo “ritocca” le pensioni, inasprisce i diritti e il prelievo fiscale, pota il bilancio di molti ministeri, affama i dipendenti statali, taglia il welfare il nostro “bel paese” continua la sua corsa agli armamenti.
Quanti asili nido e infrastrutture si potrebbero costruire, quanti servizi e ammortizzatori sociali potrebbero essere garantiti dallo Stato, quante aziende a rischio potrebbero essere salvate dalla bancarotta con quei soldi?
Siamo consapevoli, quindi, che ci troviamo di fronte all'ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari, distolto, invece, da usi socialmente e ambientalmente più utili e necessari.
Crediamo che opporsi agli F35, quindi, non sia solo una questione da “pacifisti”, ma da gente responsabile che si sente più vicina alla Costituzione che ai campi di battaglia.
Ma, del resto si sa che le lobby delle armi sono potentissime e che lo Stato è il primo produttore di armi, essendo ben presente nell’azionariato dell’industria bellica.
Insomma, alla faccia del premio Nobel per la Pace all’Unione Europea!

mercoledì 17 ottobre 2012

Fondo SIRIO: se lo conosci, lo eviti !


Il 14 Settembre 2011, presso l'Aran, è stato costituito il fondo pensione SIRIO, ovvero il fondo di previdenza complementare dei dipendenti della Pubblica Amministrazione che interessa i lavoratori dei Ministeri, degli Enti Pubblici non Economici, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CNEL, dell’Enac e al quale potranno aderire l'Università e Ricerca, le Agenzie Fiscali, gli Enti di Ricerca e Sperimentazione, il Coni servizi SpA e le Federazioni Sportive, lavoratori che sino ad oggi non erano stati proiettati nel "pianeta" dei Fondi pensione.
Quindi, la consorteria di Cgil, Cisl, Uil, Unsa, Flp, Ugl, Cida-Unadis, Assomed e Dirstat si sono macchiati di quest'ennesimo misfatto, sulla strada della privatizzazione e dello smantellamento definitivo delle pensioni pubbliche.
Dal 18 ottobre 2012, pertanto, si apre la campagna di adesione al Fondo, ma già sono partiti, in tutti i posti di lavoro, una articolata e ben mirata operazione di marketing finanziario per spingere i lavoratori ad aderire al Fondo.
Sono già pronti, perciò, a chiedere ai lavoratori di rinunciare alla loro liquidazione, motivando ed esaltando, con tabelle, grafici e proiezioni, tutti i vantaggi e i profitti benefici che si potranno avere "investendo" nella previdenza complementare, attraversando il mercato azionario.
Il Fondo Sirio segue a ruota il Fondo Espero dei lavoratori della Scuola, che ha avuto scarsissime adesioni, e il fondo Perseo, per i dipendenti delle regioni ed autonomie locali e Sanità, che, di fatto, ancora non è partito.
Stessa sorte hanno avuto i fondi previdenza integrativa nel settore  privato (Fondo Cometa dei metalmeccanici, Fondo Fonchim dei chimici ecc.).
I due fondi pensione più "antichi e stimati", Cometa e Fonchim, hanno avuto, negli ultimi 10 anni, rendimenti medi annui rispettivamente del 2,51% e del 2,69% lordi, e bisogna ancora togliere da questi rendimenti, i costi, le commissioni, le tasse.
Il TFR, invece, ha reso negli stessi anni al netto di tutte le spese (anche quelle fiscali), più del 3% medio annuo garantendo capitale e un rendimento minimo anno per anno dell’1,5% più il 75% del tasso d’inflazione calcolato dall’Istat.
Questi signori, quindi, proveranno a indurre i lavoratori del Pubblico Impiego a devolvere il loro TFR a qualche fondo pensione chiuso (sinonimi: negoziale, sindacale, contrattuale) o aperto (Società Gestione Risparmio, banca, assicurazione) che sia.
In tutti i casi, è bene che ci resti in mente, che i Fondi Pensione in realtà non sono altro che prodotti finanziari e che, nonostante i nomi, non forniscono ai risparmiatori nessuna garanzia.
La stessa Banca d'Italia ha dovuto ammettere che l'80% dei lavoratori e delle lavoratrici non ha scelto la previdenza integrativa, la cui convenienza è solo presunta, anzi viene smentita da pochi fatti quali:
- i vantaggi fiscali per chi sceglie la previdenza integrativa sono praticamente nulli;
- si è dimostrato che il lavoratore rimasto col TFR dopo 20 anni ha un capitale e un rendimento nettamente superiore, malgrado il contributo datoriale a favore della previdenza integrativa;
- la previdenza integrativa serve per occultare le continue riforme previdenziali, con l'assenso dato da gran parte dei sindacati all'innalzamento dell'età lavorativa e alla perdita di potere di acquisto delle pensioni.
Ora, non contenti, ci riprovano, ma i lavoratori che hanno assistito negli ultimi anni, sino alle ultime manovre, ad un pullulare di riforme delle pensioni, tutte al ribasso e tutte peggiorative, non si faranno certo abbindolare.
Che credibilità possono, dunque, avere i fondi pensione e il fondo Sirio?
Chi oggi dice di non volere subire la crisi economica e finanziaria deve dimostrarlo con i fatti.
Sposare, come fanno tutti i sindacati, la previdenza integrativa inganna i lavoratori perché i fondi previdenziali servono solo alla speculazione, mentre i lavoratori pubblici hanno bisogno di rafforzare il potere di acquisto dei salari e delle pensioni.
Ma c'è un'altra considerazione da fare e, cioè, quella che riguarda l'evidente coesistenza di interessi tra la parte sindacale che promuove le adesioni ai fondi e quella assicurativa, bancaria e finanziaria che ne gestiscono, di fatto, la parte economica.
Per noi, chi siede nei consigli di amministrazione della previdenza integrativa non può ergersi a difensore degli interessi dei lavoratori, cercando maldestramente di convincerli sulla bontà della previdenza complementare privata.
La convinzione, che si può trarre da una condizione del genere, è che tramite i fondi pensionistici integrativi si saldi ancora di più una santa alleanza tra parte governativa, che ha promosso per il tramite dell'ARAN la creazione di questi fondi, le sigle sindacali che partecipano alla promozione e gestione, le entità bancarie e finanziarie nazionali ed internazionali e, indirettamente, i grandi gruppi industriali.
Il dubbio che i lavoratori si devono porre, a questo punto, è come sia possibile, per un sindacato, mantenere efficacemente il suo ruolo in difesa dei lavoratori nel momento in cui sceglie di divenire parte di un complesso meccanismo di promozione finanziaria in collaborazione con quelle stesse entità economiche e finanziarie che, da sempre, hanno il loro interesse nell'avversare i diritti dei lavoratori?
Cliccando su questo link, potrete scaricare l'atto costitutivo del Fondo pensione Sirio, con l'invito a soffermarvi in particolare sull'art. 13.

Occorre, quindi, contrastare fortemente l'adesione al Fondo di rapina Sirio e mobilitarsi contro gli attacchi continui al lavoro pubblico e alla sottomissione dei diktat dei banchieri e della BCE.
Sacrifici e privatizzazioni , disoccupazione e precarietà, riduzione dei diritti dei salari e delle pensioni per pagare un debito di cui non siamo responsabili e che ha garantito enormi profitti agli speculatori di ogni risma: è veramente arrivata l’ora di dire basta, di mobilitarsi contro le logiche del mercato, per ricostruire uno stato sociale degno di questo nome, per uno sviluppo sostenibile che coniughi difesa del lavoro con la difesa dell’ambiente, per le nazionalizzazioni delle imprese strategiche, contro l’abbuffata delle privatizzazioni.
Difendiamo i diritti, i salari, i posti di lavoro, i servizi pubblici, rimandando a casa i novelli promoter finanziari (Cgil, Cisl, Uil, Unsa, Flp, Ugl, Cida-Unadis, Assomed e Dirstat) con i loro fondi di rapina.
NO al fondo pensione Sirio.

mercoledì 10 ottobre 2012

Il Profumo del bastone.


Ormai è certo, il ministro dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha perso il controllo delle metafore.
"Il Paese va allenato. Dobbiamo usare un po' di bastone e un po’ di carota e qualche volta dobbiamo utilizzare un po’ di più il bastone e un po' meno la carota. In altri momenti bisogna dare più carote, ma mai troppe".
Questo è quanto ha dichiarato a Genova durante la presentazione di un bando sulle “Smart Cities and Communities and Social Innovation”.
La frase di Profumo potrebbe suonare di una banalità sconvolgente se non rispecchiasse, in modo chirurgico, la politica dell’attuale esecutivo; basta soffermarci sulla sbandierata riduzione dell’Irpef che risulta essere, in termini di recupero del potere d’acquisto per i dipendenti pubblici, del tutto insignificante a fronte dell'aumento dell'Iva, del blocco delle retribuzioni fino al 2014, dello stop dell’indennità di vacanza contrattuale e della mancata restituzione di quanto maturato nel 2011/2012.
Prendendola alla lettera, però, questa affermazione del bastone e della carota è di un'incredibile gravità.
Dopo le violente cariche delle forze dell'ordine contro gli studenti medi di venerdì scorso, la boutade ispirata a un'elementare morale del castigo, fa rabbrividire.
Quella di Profumo, infatti, è la morale del re dei bastoni; i cittadini, per il governo, sono un corpo sociale immaturo, incapace di leggere la realtà, cui bisogna dare colpi e contentini secondo le convenienze.
E già il 5 ottobre scorso ha dimostrato la sua idea sull'uso dei bastoni, trattando le rivendicazioni degli studenti come una questione di ordine pubblico e non come una questione sociale.
Gli studenti hanno iniziato a protestare per lo scippo del loro futuro, per una scuola pubblica di qualità e risorse per studiare e, con loro, è stato usato immediatamente il bastone.
Siamo tenacemente convinti, perciò, che il ministro illustri, con questa metafora, una tecnica infallibile per la nostra educazione, dosando il metallo ignobile in misura assai più pesante del vegetale che rinforza la vista.
Con l’aggravante di essere un professore, il ministro ingrossa le file dei volenterosi carnefici dell’istruzione pubblica portando diligentemente a termine la più clamorosa trasformazione neoliberista degli atenei italiani, mentre la scuola pubblica attraversa una delle crisi più gravi della sua storia, priva del necessario e munita del superfluo.
Successivamente, il ministro Profumo ha chiarito il senso delle sue affermazioni, sostenendo che si riferiva ad una "piattaforma culturale" e annunciava che a breve in ogni classe ci sarà un tablet.
Si sa, i tecnici sono, per natura, presuntuosi e il dissenso non lo accettano facilmente.
Ma morale paternalistica e repressione, in democrazia, non sono accettabili.
E’ chiaro, quindi, che il tablet in ogni classe fa parte della sua politica della carota.
Ma il bastone?

martedì 9 ottobre 2012

duevirgolacinquepercento


Numerosi colleghi ci hanno inviato quesiti in merito alla famosa questione della trattenuta del 2,5% sull’80% della retribuzione relativa al TFR.
Tralasciando le solite e deplorevoli campagne "abbonamenti" che alcune realtà sindacali orchestrano ai danni dei lavoratori su questa tematica, tenteremo di fornire alcune informazioni al fine di poter liberamente decidere cosa fare, anche se, in realtà, la questione non ci appassiona particolarmente.
A breve, infatti, saremo impegnati a contrastare l'adesione al Fondo Sirio, un'altra rapina messa in atto ai danni dei lavoratori.
Partiamo, comunque, da un punto fermo; rispedire subito al mittente l'eventuale adesione sindacale che viene "offerta" al lavoratore quale condizione necessaria per intentare vertenze legali.
Quindi, dal 1° gennaio 2011, a seguito di quanto disposto dall’art 12, comma 10, D.L. 78/2010 (convertito con legge 122/2010), a tutti i pubblici dipendenti, ai fini della liquidazione, si applica il regime del trattamento di fine rapporto (TFR) e non più il trattamento di fine servizio (TFS).
Il nuovo regime comporta, come più volte abbiamo denunciato, una perdita economica stimata mediamente nel 25% della rendita; infatti, la differenza tra i due regimi è consistente in quanto per la buonuscita venivano accantonati contributi pari al 9,6% sull’80% della retribuzione, con il diritto di rivalsa a carico del lavoratore nella misura del 2,5%.
Con il TFR, invece, l’accantonamento è del 6,91% sull’intera retribuzione, interamente a carico del datore di lavoro, secondo quanto disposto dall’art. 2120 del codice civile.
A questo danno, si aggiunge la beffa poiché l’ex Inpdap, con circolare n. 17 dell'8 ottobre 2010, ha ritenuto che dal 2011 resta comunque invariata la natura del TFS però, con le nuove regole di calcolo del TFR.
La prima conseguenza di questa interpretazione che, secondo il nostro parere, viola l’art. 2120 del c.c. (che disciplina le modalità di calcolo del TFR e a cui espressamente ha rinviato l’art. 12 del D.L. 78/2010), è la pretesa da parte dell'Inpdap di continuare a prelevare il contributo del 2,5% a carico del dipendente.
Da qui, la richiesta di non pagare più il 2,5% mensile, ovvero circa 30/40 euro a carico dei dipendenti pubblici.
L’abolizione della precedente disciplina della buonuscita, più vantaggiosa rispetto al TFR, avrebbe dovuto comportare la cancellazione di questa ritenuta del 2,5% ma, attenzione, la legge non lo afferma esplicitamente.
Si perviene a questa conclusione solo per interpretazione, giacché la norma è formulata in maniera generica.
Oltre all’Inpdap, anche l’Aran nel 2011 ha emesso il proprio parere interpretativo, dal quale si evince che i dipendenti pubblici dovranno continuare a versare il contributo del 2,5%.
Inoltre, sulla materia si è espresso anche il nostro Ministero, la Direzione Centrale dei Servizi Informativi e dell’Innovazione – ufficio V, con il messaggio n. 29/2012 del 13 febbraio 2012, così come il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – IGESPES, con il quale si conferma la validità della ritenuta del 2,5%, interpretando le norme vigenti.
E’, ovviamente, un’interpretazione in favore della controparte, ma che resta valida sino a prova contraria.
Ora, è chiaro che le lettere di diffida, di messa in mora o di interruzione dei termini di prescrizione (la possibilità di vedersi restituiti i soldi pagati in eccesso rimane aperta per 5 anni dalla data di entrare in vigore della norma) sponsorizzate da alcune organizzazioni sindacali e inviate alla parte datoriale, non possono che scontrarsi con questo parere, cui le amministrazioni sono obbligate ad aderire.
Su questa questione, nel frattempo, si è pronunciato per primo il TAR per la Calabria – Sezione staccata di Reggio Calabria, con sentenza n. 53/2012, con la quale ha dichiarato totalmente abrogato, per sopravvenienza di specifica normativa, l’intero impianto dei trattamenti di fine servizio a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, pertanto, l’illegittimità del perdurare del prelievo del 2,5% del contributo a carico del dipendente.
Il TAR ha, perciò, totalmente sconfessato l’operato dell’Inpdap che, con la circolare 17/2010, ha pensato bene di poter far sopravvivere tutte le negatività delle modalità di calcolo dei pregressi trattamenti di fine servizio, sommandole a tutti gli aspetti negativi delle nuove modalità di calcolo del TFR.
Inoltre, il Tribunale di Roma - Sezione controversie di lavoro, ha investito la Corte Costituzionale perché sia valutata la legittimità della persistenza della trattenuta del 2,5%, dopo l’entrata in vigore dell’art. 12 comma 10 del D.L. 78/2010, con riferimento agli artt. 3 (principio di uguaglianza) e 36 (giusta retribuzione) della Costituzione.
Fermo restando, quindi, la sentenza del TAR per la Calabria – Sezione staccata di Reggio Calabria, così come quella più recente del TAR per la Lombardia (n. 2321/2012) e non ultimo il giudizio pendente alla Corte Costituzionale, siamo convinti che, allo stato attuale, in una situazione giuridica ancora non bene definita, sia pericoloso suggerire ai lavoratori di affrontare la strada giurisdizionale attraverso ricorsi collettivi.
Vi ricordiamo, infine, che il problema riguarda circa 4 milioni di dipendenti pubblici e che, pertanto, vi è un fondato rischio, considerati i precedenti e analizzando la fase attuale di attacco frontale ai lavoratori pubblici, del solito intervento del governo per impedire l'eventuale ingente esborso di denaro.
In conclusione, per noi resta fermo il principio secondo il quale i diritti si difendono e si conquistano con le lotte e con la partecipazione attiva dei lavoratori; abbandonare questa strada e pensare che la "giustizia", o una semplice domandina, possano fornire risposte positive a questioni di tale portata, è una pura utopia.
Basti pensare all'imminente legge di stabilità che dovrebbe confermare, oltre al blocco dei contratti per tutto il 2014, anche quello per il biennio 2013-2014 e della indennità di vacanza contrattuale che tornerà nel 2015 calcolata sulla base dell'inflazione programmata. Inoltre, è prevista una stretta sui permessi della legge 104/1992 per il disabile o per la cura di parenti affetti da handicap; la retribuzione per i giorni di permesso (tre al mese) scende al 50% a meno che i permessi non siano fruiti per le patologie del dipendente stesso o per l'assistenza ai figli o al coniuge. Sono esclusi dal pagamento intero, quindi, i permessi fruiti per prendersi cura dei genitori disabili.
Che facciamo, allora, gli spediamo un messaggino di protesta?


sabato 6 ottobre 2012

Silenzio, si mena!


Ragazzi, dai 15 ai 18 anni, hanno occupato ieri le piazze italiane per chiedere una scuola che sia una scuola, un lavoro che sia un lavoro, un futuro che sia un futuro.
I tagli del governo dei banchieri, in perfetta continuità con il governo del bunga bunga, mistificati per aiuti alla gioventù, stanno distruggendo proprio il futuro dei nostri figli, di questi ragazzi coraggiosi che non sono disposti a farsi prendere in giro da chi lacrima a comando davanti alle televisioni o da chi è più avvezzo ai salotti buoni dei talk show.
Manifestazioni colorate, partecipate, condite dalla giusta e sacrosanta voglia di far sentire le proprie ragioni in un paese che si dichiara, a parole, democratico.
Ma venerdì è andato in scena, un'altra volta, un film dell'orrore.
Giovani studenti dei licei brutalmente picchiati, una violenza inaccettabile scatenata contro semplici ragazzi, alcuni dei quali appena adolescenti e che manifestavano per la prima volta. Una violenza che ricorda quella tristemente nota e che richiama le pagine più buie della nostra storia.
11 anni fa, nel 2001, tanti ragazzi come loro furono picchiati, massacrati di botte, sottoposti alle più crudeli vessazioni e umiliazioni, ad una vera e propria mattanza, soprannominata macelleria messicana, perché gridavano "un altro mondo è possibile".
Una vergogna italica che persino la sentenza dei giudici della quinta sezione penale della Cassazione ha ribadito sostenendo che le violenze delle forze dell'ordine e gli immotivati arresti di massa, hanno "gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero"; Amnesty International ha definito quei giorni di Genova "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".
E pensare che l'allora capo della polizia è, oggi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'informazione e alla sicurezza.
Considerato quello che è successo venerdì, non possiamo che ribadire, purtroppo, che le prove tecniche di trasmissione, messe in atto a Genova nel luglio del 2001, continuano a dare i loro frutti avvelenati.
I frutti avvelenati di uno Stato che pianifica e decide che l'unica risposta è la repressione perché sa che chi chiede una scuola pubblica di qualità e risorse per studiare, sta chiedendo una cosa incompatibile con l’ordine che le classi dominanti hanno in mente.
Perché chi chiede per sé e per tutti noi un futuro, quel futuro è incompatibile con il presente che ci hanno imposto, con i tagli ai salari e ai diritti, con i sacrifici sempre a carico degli stessi, con questa finta politica dell’alternanza e della sua infinita immoralità e corruttela.

Ma di questa forza, incompatibile con il loro ordine e con la loro disciplina, hanno terribilmente paura.
Per questo con la mano sinistra licenziano, tagliano i salari e aumentano l’età pensionabile e, con la mano destra, impugnano il manganello e picchiano forte sulle teste e sulle schiene degli studenti e degli operai in lotta.
Guardate i video e le foto che girano sul web, sui social network, e ritrovate il coraggio di ragionare, di pensare perché la nostra dignità di lavoratori, in questo paese di pulcinella, ce la stanno violando giorno dopo giorno.
Noi, in quei cortei, siamo nati e di quei cortei siamo oggi padri e madri, fratelli e sorelle, e sempre lo saremo.
Questi ragazzi senza paura, sono la parte più combattiva di una generazione che è stanca di pagare, subire e piangere.
Una ragazza giovanissima, in corteo, ha detto che non vuole piangere più e che non le basta più neppure l’indignazione.
Vuole ricominciare a sorridere.
Quel suo sorriso, sarà la nostra arma contro questo governo e contro la sua repressione.

giovedì 4 ottobre 2012

FUA 2011: la circolare e le aliquote.


Cliccando su questo link, i lavoratori possono scaricare, in formato PDF/A, la circolare n. 94813 del 24 luglio 2012 contenente l’elenco delle fattispecie utili ai fini dell’assiduità partecipativa per il pagamento della quota dell’80% del FUA 2011 (cedolino ottobre 2012), unitamente alla codifica di rilevazione in ambiente SIAP.
Ricordiamo ai lavoratori che la quota dell’80% del FUA 2011 è erogata in relazione al livello di conseguimento degli obiettivi di risultato assegnati ai dirigenti di ciascun ufficio (SIVAD – griglia di valutazione), sulla base della scala parametrale e in ragione dell’assiduità partecipativa ai processi lavorativi.
Questi criteri sono stati stabiliti nell’ipotesi di accordo nazionale siglato il 20 giugno 2012 (sottoscritto definitivamente il 14 settembre 2012) dall’amministrazione con tutte le organizzazioni sindacali.
Nella tabella di seguito riportata sono indicate le aliquote suddivise per area di appartenenza e fascia retributiva, insieme alla scala parametrale.
Il totale in giorni liquidato è calcolato dividendo la somma in ore per 7 ore e 12 minuti (l’equivalente in decimali di un orario standard giornaliero) arrotondando per eccesso alla mezza giornata.
Il massimo delle giornate teoriche liquidabili è di 252.
La restante elemosina, pari al 20% della quota FUA 2011, dovrà essere ripartita sulla base della media delle unità di personale presenti in servizio nell’anno 2011 presso ciascuna sede di contrattazione decentrata locale, individuata ai sensi dell’accordo di mappatura del 13 gennaio 2012.