Ministero dell'Economia e delle Finanze

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sabato 22 novembre 2014

Il diritto dei padroni.


Nessun colpevole, nessuna responsabilità: è questo il risultato della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione in merito alla vicenda Eternit.

Dopo due ore di camera di consiglio, la Corte ha accolto la richiesta del Procuratore Generale che aveva invocato l'annullamento, senza rinvio, della precedente sentenza della Corte d'Appello di Torino nei confronti della ditta elvetico-belga per intervenuta prescrizione.
Cancellata, dunque, con un colpo di spugna la condanna a 18 anni per il reato di disastro ambientale doloso, emessa nel giugno del 2013 a carico del magnate svizzero Stephen Schmidhein, ex presidente del consiglio di amministrazione di Eternit.
E grazie alla prescrizione, spariscono anche tutti i risarcimenti per i familiari delle vittime.
I morti di tumore per l'inalazione delle polveri d'amianto emesse negli stabilimenti italiani della multinazionale Eternit, dunque, sono una tragica fatalità per i quali non esistono colpevoli.
La sentenza, quindi, è da considerare come l'ennesimo schiaffo in faccia a chi è stato sacrificato sull'altare del profitto, perché pretende ancora una volta di riscrivere e cancellare la dolorosa verità che, invece, è sotto gli occhi di tutti, da anni.
Gongola soddisfatto il padrone, che oggi può cullarsi sereno nel verdetto che lo assolve definitivamente da ogni responsabilità e gli garantisce il diritto di parlare con arroganza di quello che ritiene "un processo ingiustificato" al suo operato.
Per questo la pronuncia della Corte di Cassazione non è solo un insulto alle vittime dell'Eternit, ma è l'ennesima vittoria dei padroni.
E' la conferma che i "tempi della giustizia" corrono con velocità diverse, abusando degli strumenti, come la prescrizione, per continuare ad assolvere sistematicamente il capitale, gli appetiti di potere e di profitto.
Basta guardare le cronache dell’ultimo mese: annullamento della condanna al Questore di Genova in uno dei processi per le violenze al G8 del 2001; assoluzione dei boss nel procedimento per le minacce a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione; assoluzione della Commissione Grandi Rischi, nell’ambito delle inchieste per il terremoto in Abruzzo; assoluzione dei medici e delle forze dell’ordine per la morte di Stefano Cucchi, omicidio di Stato senza responsabili.
La sentenza nel maxi-processo Eternit è solo l’avvelenata ciliegina sulla torta.
Il nostro pensiero, quindi, non può che correre alla decine di condanne che vengono inflitte in questi giorni dai vari palazzi di giustizia nei confronti di chi, invece, si oppone a questo sistema, di chi lotta ogni giorno per difendere il lavoro, di chi reclama reddito e diritto all'abitare, contro chi fa resistenza all'occupazione militare e alla devastazione del territorio, di chi lacera coscienze e corpi; centinaia di imputati, migliaia di indagati, decine di persone sottoposte alla restrizione della libertà, dall'obbligo o divieto di dimora al foglio di via, agli arresti domiciliari, multe per migliaia di euro, aule bunker stracolme, centinaia di anni di pena richiesti dalla pubblica accusa, tutto questo mentre gli interessi del capitale continuano ad essere tutelati, protetti, sollevati da ogni responsabilità.
Per questo la sentenza non solo lascia senza colpevoli la vicenda Eternit, ma rassicura e strizza l'occhio all'arroganza dei padroni, confermando che ci sono priorità da tutelare che usciranno sempre indenni dalle aule di giustizia: la logica del profitto e l'arricchimento ad ogni costo, a discapito di salute, dignità e sicurezza dei lavoratori.
Molti parlano di sentenza-beffa, si stracciano le vesti, strepitano e si dissociano; ma da che cosa si dissociano se sono proprio loro gli artefici, i responsabili che considerano sottoposti a scadenza, come uno yogurt, i reati di “disastro ambientale doloso permanente” e di “omissione volontaria di cautele antinfortunistiche”, dopo che hanno fatto ammalare e morire di tumore?
Questo è il prezzo, l’obolo da pagare in questo procedimento di accusa contro l’amianto assassino che ha falciato la vita di oltre tremila persone, operai dell’Eternit e abitanti delle zone contaminate dal fibrocemento, mistura di cemento e amianto a presa lenta ed elevata resistenza, adoperata per la realizzazione di tegole, lastre e tubature.
Chi si sciacqua la bocca invocando "lo stato di diritto" non ha compreso che esistono solo ed esclusivamente i rapporti di forza tra le classi; tra le classi subalterne e quelle egemoni, dominanti.
Il capitalismo uccide e viene sempre salvato.

giovedì 13 novembre 2014

Batte il tempo dello sciopero sociale!


Il #14N in più di cento città italiane e in tantissime città europee, scenderanno in piazza tutti quelli che desiderano tornare ad essere protagonisti delle proprie vite e che vogliono riprendere parola per urlare il loro rifiuto ad un futuro fatto di povertà, di lavoro gratuito e di precarietà permanente.
Lavoratori e lavoratrici precari/e, lavoratori e lavoratrici garantiti/e, partite iva, migranti, studenti e studentesse scenderanno nelle piazze per chiedere l’immediato ritiro del jobs act e della legge di stabilità e l’istituzione di un salario minimo europeo, di un reddito di base incondizionato e di autoderminazione e di un welfare universale.
Durante la giornata di domani, tutte le soggettività e le biografie che dentro e fuori il mercato del lavoro vengono sfruttate e ricattate, che vengono espropriate della loro ricchezza senza che a ciò corrisponda una retribuzione, diventeranno degli Strikers!
Si sciopererà dal lavoro, dalla produzione di sapere, da tutte le forme di lavoro gratuito di cui è piena la vita di tanti.
La piattaforma dello sciopero non può che comporre le istanze che segnano il mondo del lavoro e della formazione, del non lavoro e della cooperazione sociale.
Rifiutare e respingere il Jobs Act e la riforma renziana della scuola, oltre alla nuova stagione di privatizzazione e mercificazione dei beni comuni, in generale la trasformazione neoliberale del mercato del lavoro e la rinazionalizzazione della cittadinanza, significa infatti battersi per un nuovo welfare, per il diritto all’abitare, per il reddito europeo sganciato dalla prestazione lavorativa, per il salario minimo europeo, per l’accesso gratuito all’istruzione, e lottare contro i dispositivi di selezione e di controllo che, attraverso le retoriche meritocratiche, aprono le porte delle scuole e delle università ai privati e fanno del sapere strumento docile degli interessi d’impresa.
Non c’è solo la disoccupazione a colpire giovani e meno giovani, non è solo la sottoccupazione a trafiggere milioni di donne e di uomini.
Si tratta del nuovo mantra dell’occupabilità che spinge ad accettare il lavoro purché sia, quello senza diritti e, addirittura, gratuito (vedi il modello Expo).
Rivendicare reddito garantito e salario minimo europeo deve, quindi, procedere di pari passo con la pretesa della libertà e della democrazia sindacale, del diritto di coalizione e di sciopero, dentro e fuori i posti di lavoro.
Ancora: senza la difesa dei beni comuni e la riappropriazione democratica del welfare è impensabile un processo di conflitto espansivo che sappia mettere all’angolo la gestione neoliberale della crisi.
Una piattaforma comune, amplia, quindi, per uno sciopero sociale che sappia combinare le diverse forme di lotta e di sciopero sperimentate e progettarne di nuove, potenzialmente capaci di estendersi su scala europea: lo sciopero generale del lavoro dipendente, lo sciopero precario e metropolitano, lo sciopero di chi non ha diritto di sciopero, il netstrike, lo sciopero nei luoghi della formazione, lo sciopero di genere.
Un caleidoscopio di pratiche che sono state costruite pazientemente attraverso dei veri e propri laboratori territoriali dello sciopero.
Domani, sciopero sociale perchè se ci vogliono precari, ci avranno inflessibili!
Il #14N incrociamo le braccia, incrociamo le lotte!