Ministero dell'Economia e delle Finanze

Ministero dell'Economia e delle Finanze

giovedì 18 aprile 2013

La storia si ripete....


16 aprile 2013 - Firmato l’accordo nazionale sui criteri di ripartizione
delle somme derivanti dall’art. 3, comma 165, della legge 350/03 (cartolarizzazione – anno 2011)


C'è chi lo ha firmato per "
senso di responsabilità" (CGIL).
C'è chi lo ha firmato perché "
ricalca sostanzialmente gli stessi criteri adottati negli anni precedenti" (CISL).
C’è chi lo ha firmato dopo "
un ampio e approfondito confronto" (UNSA).
C'è chi lo ha firmato perché
"senza l'intervento ad ogni livello della FLP staremmo ancora a chiederci, quando arriverà il comma 165" (FLP).
C’è chi lo ha firmato "
tecnicamente" in "perfetta coerenza con il proprio percorso di denuncia" (USB).
C'è chi lo ha firmato perché "
è già iniziata la nostra battaglia politico sindacale per il prossimo anno" (ASSOMED).
C’è chi lo ha firmato perché "?" (Fed. Intesa - Unadis).


La storia si ripete sempre due volte:
la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

Lo sanno bene i lavoratori del "Ministero" (esclusi, buon per loro, quelli delle Finanze).


giovedì 11 aprile 2013

UIL - il paradiso


LA CONTROINFORMAZIONE MILITANTE - 3^ PUNTATA

Angeletti in paradiso, il ricambio può attendere.


Da tredici anni, inamovibile, alla guida della Uil.
Luigi Angeletti ha iniziato la sua carriera sindacale nel 1973 fino alla sua elezione a segretario generale, il 13 giugno 2000. Poltrona che non ha mai più abbandonato, forte di una gestione autoritaria e sicuro di una classe dirigente assolutamente fedele.
Uomo di La Rizza, al suo terzo mandato, Angeletti nasce nel 1949 a Greccio (RI) luogo in cui San Francesco, rappresentò con personaggi viventi la natività di Gesù. Sotto la sua guida, il sindacato, così come rivendica con orgoglio, ha aumentato costantemente i suoi iscritti. Angeletti, poca politica e molta gestione, è anche consigliere del Cnel, grande contenitore “costituzionale”, di politici e amministratori in pensione.
Tutt’altro che pago, però, il segretario sabino sembra non voler trascurare i conti e i profitti. Dall’ultimo bilancio disponibile online l’utile è di oltre 500 mila euro. Un sindacato, così come indica il bilancio 2011, che da tesseramenti e contribuzioni ha incassato quasi 26 milioni di euro, un milione in più rispetto all’anno precedente, con propensione alla crescita, dato che in tempi di crisi rappresenta un valore quantomeno in contro tendenza.
E’ pure vero che in un momento come quello attuale, in cui la disoccupazione è in vertiginoso aumento, un sindacato che fa utili è sempre una cosa buona per gli iscritti e per i lavoratori. Magari può tornar utile anche agli esodati.
L’Unione italiana del lavoro è un universo particolarmente variegato che assomma diverse attività, investimenti e proprietà. Sul versante del patrimonio immobiliare è sufficiente dire che ci sono voluti 2 anni per censirlo interamente, causa le numerose acquisizioni effettuate nel corso degli anni.
Il bilancio è riferito solo al sindacato.
La galassia di tutte le società partecipate, compreso il patronato Ital, il Caf Uil Spa e il fantastico mondo delle assicurazioni, praticato da Laborfin Srl (in affari con Unipol assicurazioni), meritano un capitolo a parte che senz’altro vale la pena approfondire.
Per il momento, non ci tiriamo indietro e qualcosa anticipiamo volentieri: il patronato Ital vanta oltre 60 sedi provinciali, 532 sedi zonali, 20 sedi regionali in Italia ed 134 all’estero in 17 Paesi diversi; il Caf, invece, include più di cento società a responsabilità limitata.
Sul versante dei debiti sono circa tre i milioni di euro che la Uil elargisce alle sue partecipate, di cui 800 mila euro solo alla Labor Spa, mentre con le banche è esposta per un milione e 600mila euro verso Unipol e quasi 2 milioni verso Unicredit.
In cassa risultano esserci un milione e 242 mila di cui 240 mila euro vengono utilizzati per non specificate spese internazionali, con un incremento di quasi 100 mila euro rispetto all’anno precedente, aumento chissà se legato al rincaro delle tariffe aeree. Ma scorrendo attentamente i capitoli economici, l’occhio si sofferma su altri particolari interessanti.
Il valore delle immobilizzazioni, somme cioè impiegate in investimenti vari, ha subito una perdita di 165mila euro, causata dalla svalutazione di titoli Unipol e Banca Etruria.
C’è anche un fondo rischi di oltre quattro milioni di euro riservato alle vertenze in corso. Rischi però che per Luigi Angeletti non sono valutabili in quanto ben ancorato al comando. In un’apologia a lui dedicata, viene definito dai suoi più stretti collaboratori un antileader.
Eppure proprio nel paese del reatino, in cui è nato, c’è un noto ristorante della zona “il nido del corvo” e mai nome fu più evocativo della sua ultradecennale attività di segretario generale.

La Uil e il tesoriere tuttofare che siede nei cda del gruppo Unipol.


Può essere considerato una sorta di segretario generale “ombra”.
Perché da tempo immemorabile tutti i dettagli e i segreti finanziari della Uil sono custoditi da Rocco Carannante, 72 anni, tesoriere del sindacato guidato da Luigi Angeletti.
Tutti lo conoscono e sarebbe impossibile il contrario.
E’ anche grazie allo spirito di iniziativa di Carannante che nel corso degli anni il sindacato di via Lucullo è riuscito a montare un autentico business nel campo delle polizze assicurative e sanitarie.
Lo strumento utilizzato si chiama Laborfin, società controllata dalla Uil con il 100% del capitale, di cui il tesoriere è consigliere delegato.
Ma in pancia alla società c’è anche una piccola partecipazione detenuta all’interno di Unisalute, che per il gruppo Unipol gestisce appunto tutto il settore dell’assistenza sanitaria.
Per carità, si tratta di un servizio importante, soprattutto per rendere prestazioni utili agli iscritti al sindacato. Ma nel rapporto tra Uil e Unipol sembra esserci qualcosa in più.
Al di là della piccola quota, pari allo 0,29%, non sfugge infatti che il vicepresidente di Unisalute sia proprio Rocco Carannante.
Il quale, inoltre, è consigliere di amministrazione di Ugf, ovvero la holding di controllo di tutto il gruppo assicurativo bolognese quotato in borsa.
Compagnia che recentemente, peraltro, ha fagocitato anche FonSai, in conseguenza delle disavventure che hanno visto l’uscita di scena di Salvatore Ligresti. Sui vari siti internet della Uil non è difficile scoprire che i rapporti tra il sindacato e il gruppo bolognese sono cementati da accordi con un po’ tutti i principali satelliti finanziari della galassia: Unipol, Ugf Banca e Unisalute.Dall’ultimo bilancio disponibile, chiuso il 31 dicembre del 2011, viene fuori che la Laborfin ha chiuso l’esercizio con un fatturato da 1,2 milioni di euro e un utile da 228 mila. Non proprio numeri enormi, ma in espansione e accompagnati da una liquidità in cassa per circa 2 milioni. Di sicuro lo spunto più interessante è offerto proprio dalla presenza nella società del tesoriere tuttofare.
I mille incarichi di Carannante.
Oltre alle due poltrone nei cda del gruppo Unipol e a quella in Laborfin, Carannante vanta anche un posto da consigliere di amministrazione nella Caf Uil spa, la società del sindacato che gestisce la rete dei centri di assistenza fiscale sparsi per il territorio nazionale, e uno da presidente della Unione Immobiliare Labor, la società del sindacato che gestisce un corposo “mattone” da circa 60 milioni di euro di valore (vedi l’articolo sotto).
Qualche tempo fa spuntò fuori anche che Carannante è uno dei “paperoni” del sindacato italiano.
Correva l’anno 2008 e l’Agenzia delle entrate, all’epoca governata dai fedelissimi dell’allora viceministro dell’economia Vincenzo Visco, decise di pubblicare on line tutti i redditi dei cittadini italiani dichiarati nel 2006, quindi a valere sull’anno di imposta 2005.
Ebbene, dal file relativo risulta che Carannante dichiarò nel 2006 un reddito lordo di 284 mila euro. Non male per un sindacalista.
La Caf Uil spa.
Si sa, quando si parla di sindacato si fa automaticamente riferimento al business dell’assistenza fiscale, peraltro assistito con soldi pubblici.
Ebbene, la società attraverso la quale la Uil porta avanti l’attività si chiama Caf Uil spa. In questo caso la fanno da padrone convenzioni con l’Agenzia delle entrate, l’Inps e un drappello di società fornitrici di software per quanto riguarda l’aspetto informatico. Ebbene, a fine 2011, ultimo dato contabile disponibile, Caf Uil spa ha messo a segno un fatturato di ben 27,5 milioni di euro, in leggero aumento rispetto ai 26,3 dell’anno precedente. La maggior parte dei ricavi, nell’ordine di 14,2 milioni, è derivata dal trattamento dei modelli fiscali 730, mentre la seconda voce, per 6,4 milioni, ha riguardato i modelli Isee. Per l’anno 2012, però, ci si aspetta un rallentamento di queste performance. A pesare, infatti, sono innanzitutto i costi di produzione, che tra il 2010 e il 2011 sono saliti da 24,4 a 25,6 milioni di euro.
Insomma, si tratta di spese in aumento, che però per i documenti contabili non possono essere compresse pena lo scadimento dei servizi erogati dalla società. A questo si aggiunga la diminuzione dei compensi pubblici per l’attività, che non potrà non incidere sul volume d’affari.
Un mattone da 60 milioni di euro. Come in ogni sindacato che si rispetti, anche nel regno della Uil rientrano corposi pacchetti immobiliari. Un novero consistente di sedi e uffici che, complessivamente, valgono circa 60 milioni di euro. Una parte di questi è custodita proprio dal sindacato guidato da Luigi Angeletti, che ha immobili iscritti a bilancio per 6,1 milioni di euro. Ma il grosso del “mattone” è custodito all’interno della cassaforte immobiliare della sigla di via Lucullo.
Parliamo della Unione Immobiliare Labor, una spa controllata al 100% direttamente dalla Uil. Al suo interno troviamo fabbricati per un totale di 55 milioni di euro.
Va segnalato come il loro valore si schizzato nel 2008, quando la società ha sfruttato una norma messa a punto dal ministro dell’economia dell’epoca, Giulio Tremonti, per favorire la rivalutazione dei cespiti immobiliari.
Un modo, in pratica, per migliorare le condizioni del patrimonio delle società e consentire loro di avere per questa via un più facile accesso al credito bancarie.
Un po’ tutte le società hanno sfruttato la norma e la Uil Labor non si è sottratta.
Questo ha fatto sì che da quell’anno il valore degli immobili in carico al veicolo sia aumentato di ben 20 milioni di euro, come raccontano i documenti contabili della società. Nel corso del 2011, che come ripetiamo è l’ultimo anno disponibile, si è svolta una discreta attività di compravendita immobiliare. Viene fuori, per esempio, che è stato acquistato un immobile a Cagliari per 220 mila euro e uno a Caserta per 743 mila. Nello stesso anno, però, si è passati all’incasso cedendo 2 unità di un fabbricato al centro di Roma, in via Cavour, e un immobile a Reggio Emilia per un totale di 1 milione e 174 mila euro.
Inoltre la Labor Uil è accreditata di una partecipazione del 70% nella Arcadia Eventi, una società dell’universo Uil che, che fa intuire lo stesso nome, si occupa di organizzazione di eventi, convegni e fiere.

Uil, spunta una finanziaria che consiglia mutui e prestiti.


Sembra che l’intenzione sia diversificare il più possibile le attività. Per carità, l’obiettivo dichiarato è sempre quello di offrire servizi agli iscritti. Ma lo scopo, messo nero su bianco, offre spesso l’occasione di sconfinare in qualche affare finanziario. E così la Uil, il sindacato guidato ininterrottamente da 13 anni da Luigi Angeletti, da qualche anno si è buttata nel settore della mediazione creditizia. In campo c’è la Euroservizi, società a responsabilità limitata fondata nel 2007 e iscritta in un albo ad hoc della Banca d’Italia. Ma che c’entra l’Autorità di palazzo Koch con un sindacato?
Mutui e credito. Diciamo subito che la Euroservizi è controllata al 100% dalla Arcadia Eventi srl, ovvero la società della galassia Uil che si occupa di organizzare convegni e fiere. La Arcadia, a sua volta, fa capo per il 70% alla Uil Labor spa, l’immobiliare del sindacato che gestisce un mattone da circa 55 milioni di euro di valore, e per il residuo 30% alla Caf Uil spa, ossia il veicolo che gestisce le rete dei centri di assistenza fiscale del sindacato e che fattura qualcosa come 27 milioni l’anno. Entrambe, naturalmente, fanno capo alla sigla di via Lucullo. Dai documenti contabili, e da quelli reperibili sul sito internet, si apprende che la Euroservizi è “in grado di coprire tutte le esigenze creditizie” di coloro che usufruiscono dei servizi Uil, e cioè dipendenti, pensionati e loro familiari. La società fornisce, si legge ancora, “in modo assolutamente gratuito la giusta assistenza per scegliere e ottenere le migliori soluzioni a tutte le esigenze di credito”. Tra i servizi offerti ci sono i prestiti tramite cessione del quinto dello stipendio, cessione del quinto della pensione, tramite delegazione di pagamento, prestiti personali, mutui e prestiti vitalizi. Per quanto gratuiti, però, i servizi fruttano un po’ di soldi alla società. Dall’ultimo bilancio disponibile, infatti, viene fuori un fatturato di 203 mila euro. Non grandi numeri, ma bisogna considerare che la Euroservizi è in piedi da qualche anno.Un volume d’affari c’è perché alla base dell’attività esiste un accordo con un’altra società di intermediazione finanziaria, la Credipass spa.
Accordi con un’altra società. Quest’ultima, che fa capo a Diego Locatelli, svolge attività di collocamento e distribuzione di prodotti bancari e assicurativi. Si tratta in pratica di un “broker multimarca”, così come Credipass viene definita sul sito internet della Euroservizi. Il business che c’è sotto non è di poco conto. A chiarirlo è la stessa Credipass, quando sul suo sito internet spiga i contorni dell’accordo raggiunto con la Uil nel 2010. In quella sede la società finanziaria spiega che grazie alle intese con la rete dei Caf Uil si delinea un potenziale di oltre 400 mila mutui. Nel frattempo, però, sono passati tre anni, e chissà che la massa intermediabile non sia cresciuta. Nel cda della Euroservizi, che è presieduta da Antonino Regazzi, c’è l’onnipresente Rocco Carannante, il tesoriere multipoltrona del sindacato di Angeletti. Come ha raccontato ieri lanotiziagiornale.it, Carannante ha ruoli di rilievo all’interno di tutte le società della galassia Uil: Laborfin (polizze), Caf Uil (centri di assistenza fiscale), Uil Labor (immobiliare). In più vanta due posti di rilievo nei cda di Unisalute e Ugf, del gruppo Unipol. Lo stesso gruppo con cui proprio la Laborfin fa accordi per piazzare polizze sanitarie.

Appendice alla 1 puntata

Cisl a tutta formazione. Tra Finmeccanica e colossi di Stato.


Partnership con i più grandi gruppi pubblici e privati italiani. Una fitta rete di relazioni che molto spesso finisce col garantire una saldatura tra il sindacato e la controparte statale. L’universo della Cisl, il sindacato oggi guidato da Raffaele Bonanni, è fatto anche di questo. Protagonista è la rete che fa capo allo Ial, l’Istituto addestramento lavoratori della sigla di via Po. Attraverso la struttura passano milioni e milioni di fondi statali ed europei, in ogni caso pubblici, per la formazione dei lavoratori. Attorno all’attività, nel corso degli anni, la Cisl è riuscita a “coagulare” alleanze con una serie infinita di società.
Tra i principali gruppi pubblici spuntano Finmeccanica e Poste, la holding di Massimo Sarmi che con il sindacato di Bonanni ha un rapporto più che consolidato.
Ma ci sono anche la Consip, ovvero la società del ministero dell’economia che funge da centrale acquisti per la pubblica amministrazione, e la Sogei, la spa sempre del dicastero di via XX Settembre che gestisce la strategica anagrafe tributaria, in pratica il “cervellone” in cui sono custoditi tutti i segreti fiscali italiani.
Ancora, tra le partnership siglate dallo Ial ce n’è addirittura una con la Sisal, holding dei giochi e delle scommesse. Alla quale si aggiunge la più grande concessionaria autostradale italiana, con tanto di 5 mila chilometri gestiti, ossia Autostrade per l’Italia, controllata dalla holding Atlantia che a sua volta fa capo alla famiglia Benetton. Inoltre dal sito internet dell’Istituto nazionale viene fuori un rapporto pure con la multinazionale della revisione Deloitte.
E come spesso accade negli affari della Cisl compare in questo caso un gruppo estero, ovvero l’azienda tedesca Wurth.
Questi accordi di partnership, in buona sostanza, riguardano tutti la formazione dei lavoratori. Per carità, si tratta di un’attività fondamentale, in particolar modo in un periodo di violenta crisi come quella che stiamo vivendo, sulla quale però la Cisl nel passato si è scottata più volte. Basti pensare al caso dei “buchi” dello Ial Cisl Abruzzo e dell’inchiesta giudiziaria che per anni ruotò attorno ad esso. Nel novero dei partner, poi, rientrano anche numerose università italiane. Tra queste, sempre secondo indicazioni che emergono dal sito internet, c’è la Luiss. Già, proprio l’ateneo di proprietà di quella Confindustria che spesso è controparte della Cisl nei confronti sui più importanti temi del lavoro. Rapporto con viale dell’Astronomia che si consolida anche attraverso la partnership con Sfc-Sistemi formativi, società dell’associazione degli imprenditori, guidata da Giorgio Squinzi, che proprio come lo Ial si occupa di formazione.

Cisl. L’irresistibile fascino della polizza.


L’irresistibile fascino della polizza.
Un tentazione, quella del business assicurativo, alla quale non è proprio stato possibile resistere.
Al punto da lanciarsi nell’attività con soci quotati in borsa come Unipol e Vittoria Assicurazioni.
E indirettamente con colossi internazionali come il gruppo tedesco Munchener Ruck. In casa Cisl ne sanno una più del diavolo quando si tratta di fare affari. In questo caso gli interessi del sindacato, oggi guidato da Raffaele Bonanni, sono stati sviluppati dalla Marte srl, società che si occupa di brokeraggio assicurativo.
Il sindacato di via Po ne detiene il 50% del capitale, mentre l’altra metà è in mano al Gruppo Gpa, una finanziaria che fa capo alla famiglia Occhipinti.
Ma dietro la Gpa ci sono anche i gruppi Fondiaria-Sai e Vittoria Assicurazioni.
Il primo, conquistato da Unipol dopo l’era di Salvatore Ligresti, detiene nella finanziaria il 10%. Il secondo, riconducibile a Carlo Acutis e famiglia, è titolare del 9,7%. In sostanza entrambi, per il tramite della Gpa, si ritrovano compagni d’avventura della Cisl nella Marte srl. Si arriva in Germania se si considera che tra gli azionisti della Vittoria spunta fuori anche il gruppo tedesco Munecher Ruck, galassia della riassicurazione che gestisce nel mondo premi lordi per circa 45 miliardi di euro.
Tanto basta per alzare il velo da un altro dei numerosi business della Cisl che lanotiziagiornale.it ha illuminato con una serie di inchieste.
E che proprio in questi giorni stanno mettendo in serio imbarazzo i vertici del sindacato di via Po.
Clima da resa dei conti. Dall’annullamento di una conferenza stampa per l’attivazione di Sanarti, fondo di assistenza dei lavoratori dell’artigianato, a una serie di incontri convocati in tutta fretta durante i quali i big si sono scambiati reciproche preoccupazioni, sono diverse le spie che confermano un malessere crescente. Che a questo punto potrebbe preludere a una resa dei conti, tenendo in considerazione che per il prossimo giugno la Cisl ha in programma un congresso dal titolo “L’Italia delle responsabilità, un sindacato nuovo per un nuovo paese”. Comincia a montare, proprio in queste ore, la consapevolezza che la spending review che Bonanni ha intenzione di applicare alla struttura associativa debba essere l’occasione per fare piazza pulita anche di tante attività che con gli obiettivi del sindacato hanno poco a che fare.
Marte, il pianeta delle assicurazioni.
Tornando al business assicurativo, va segnalato che la Marte srl è presieduta da Sergio Betti, già segretario organizzativo nazionale del sindacato.
La società, che nel 2011 (ultimo anno disponibile) ha messo a segno un fatturato di 1 milione e 100 mila euro, opera in tre segmenti di attività. Innanzitutto offre soluzioni assicurative agli iscritti della Cisl attraverso collaboratori che operano nella rete dei Caf. Operazioni che, si apprende dall’ultimo bilancio, nel 2011 hanno permesso di vendere circa mille polizze al mese.
In secondo luogo la società mette a punto soluzioni in tema di Rc auto e mezzi agricoli. Infine svolge una vera e propria attività di brokeraggio assicurativo corporate, effettuando valutazione dei rischi per clienti che dipendono tutti dalla Cisl: Ial (formazione), Inas (patronato), Cisl Fps (funzione pubblica), Felsa (federazione lavoratori somministrati).

Appendice alla 2 puntata

Cgil, spunta un tesoretto di 252 opere d’arte.


Galleria d’arte Cgil, verrebbe quasi da dire.
Anzi, potrebbe anche risultare un po’ riduttivo, se soltanto si considera la quantità di tele e sculture accumulate nel corso degli anni.
Già, perché nelle numerose sedi del sindacato, tra centro confederale, federazioni di categoria e camere del lavoro, è custodita la bellezza di 252 opere, rappresentative di 164 autori.
Più un museo, effettivamente.
All’interno della collezione, neanche a dirlo, spuntano tutti i più importanti artisti italiani del “realismo sociale”, sempre molto attento ai temi del lavoro.
Tra questo non poteva mancare Renato Guttuso, di cui il sindacato guidato oggi da Susanna Camusso possiede due opere.
Della stessa corrente fa parte anche Giuseppe Migneco, anche in questo caso presente nella raccolta con due opere.
Sono invece ben quattro i pezzi di Carlo Levi, non soltanto pittore ma anche scrittore, in tale veste autore del romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”.
A impreziosire la collezione, poi, c’è anche una scultura di Mario Ceroli, uno degli artisti italiani più famosi a livello internazionale, partito dalla pop art, passato attraverso all’arte povera e affermatosi con le sue “sagome di legno”.
Ma i nomi famosi, nell’elenco dei 164 autori, sono tanti altri: Ernesto Treccani, Toti Scialoja, Alberto Sughi, Achille Perilli, Piero Guccione, Gacomo Manzù e Umberto Mastroianni.
Impossibile sapere quanto valga la collezione, anche se non si tratta certo di spiccioli.
Su tutto questo tesoretto, peraltro, vigila con dedizione e inflessibilità la curatrice Patrizia Lazoi. La raccolta è anche visibile al pubblico su prenotazione: “gratuitamente”, fanno sapere al telefono dall’organizzazione.
Ma oltre al valore delle opere, è presumibile che un po’ di soldi possano essere ricavati dai prestiti dei pezzi alle varie mostre.
Esiste anche un catalogo della “galleria”, scritto qualche anno fa proprio dalla Lazoi.
Si tratta di due ponderosi volumi fotografici che peraltro sono acquistabili al prezzo di 120 euro. L’edizione è curata dalla Ediesse, la società editrice del sindacato di Corso d’Italia, che come ha raccontato La Notizia nei giorni scorsi pubblica i libri di diversi parlamentari di area centro-sinistra.
Tra i tanti spiccano Enrico Letta, Cesare Damiano e Guglielmo Epifani, già segretario generale.

Cgil, una fondazione svizzera per il business della formazione.


Si sa, quando si parla di attività sindacali non si può certo prescindere dal settore della formazione professionale.
Tutte le sigle, chi più chi meno, hanno istituti che puntano a svolgere un’attività certamente fondamentale, ma molto delicata, se solo si considera che i suoi ingranaggi sono abbondantemente “oliati” da finanziamenti pubblici. La Cgil, oggi guidata da Susanna Camusso, non sfugge a questo trend.
La curiosità, se si vuole usare questo termine, è che nel vasto mondo della formazione Cgil rientra anche una fondazione svizzera, con sede a Zurigo, che si chiama Ecap.
Dall’ultimo bilancio disponibile, risalente all’anno 2009, risultano a beneficio dell’ente entrate complessive per 20 milioni di franchi svizzeri, al cambio attuale equivalenti a 16,4 milioni di euro.
Per carità, la fondazione è una realtà senza scopo di lucro e quindi gli introiti devono essere reinvestiti per gli scopi sociali, ma i numeri in gioco non sono di poco conto.
Anche perché la fondazione Ecap, da qualche anno, ha fondato a Como una società di servizio che si chiama Ecap Consulenze srl. Al suo attivo, per ora, non ci sono grossi numeri, ma si tratta pur sempre di una società a responsabilità limitata, come tale a scopo di lucro.
La Cgil, all’epoca, ha fondato l’Ecap con l’obiettivo di offrire formazione ai lavoratori italiani arrivati in Svizzera.
Successivamente ne è stata perfezionata la trasformazione in fondazione. Dallo statuto, reperibile sul sito internet, si deduce comunque una presa ancora incisiva del sindacato di Corsi d’Italia sull’ente. L’articolo 3, per esempio, spiega che la fondazione “si legittima in base alla sua costituzione tramite la Cgil, alla collaborazione con la medesima, nonché con la Lega delle cooperative e l’Unione sindacale svizzera”. All’articolo 6, ancora, si legge che il consiglio della fondazione dura in carica 4 anni e che “i membri sono nominati e possono essere sostituiti dalla Cgil”. Naturalmente l’Ecap, come tutti gli enti di formazione, vive di lauti finanziamenti pubblici. Lo specifica un atto estraibile sempre dal sito internet della fondazione.
In esso si elencano quattro principali canali di finanziamento: “contributi delle istituzioni pubbliche svizzere, contributi delle istituzioni dei paesi di provenienza dei migranti, contributi dei partecipanti e ricavi dalla vendita di materiali didattici”. Sempre dall’ultimo bilancio disponibile, riferito al 2009, risultano a carico dell’ente 593 dipendenti.
A capo della fondazione, invece, con il ruolo di direttore generale c’è Guglielmo Bozzolini, che in occasione delle ultime elezioni politiche si è candidato al parlamento italiano nelle liste di Sel, la formazione guidata da Nichi Vendola, non riuscendo però a avere fortuna.
Nello svolgimento della sua attività, tra l’altro, l’Ecap intreccia spesso e volentieri il destino di strutture “vicine” al mondo della Cgil.
Nella sua rete, tanto per dirne una, compare anche l’associazione Smile, altro ente particolarmente attivo nel settore della formazione e presieduto da Carlo Ghezzi, già segretario confederale del sindacato ed ex segretario della Fisac Cgil.
Che poi nella storia della sigla di Corso d’Italia il nome Ecap ha un posto ancora più importante. Fino ai primi anni 2000 circa, infatti, era proprio una vastissima rete di Ecap territoriali a supportare la Cgil nello svolgimento dell’attività di formazione.
Ancora oggi il nome ricorre spesso, anche se il legame con il sindacato si è in gran parte rotto a seguito della trasformazione giuridica delle singole realtà. 

giovedì 4 aprile 2013

CGIL super SpA.

CONTROINFORMAZIONE - 2^ PUNTATA (per la 1^, cliccare qui http://www.lanotiziagiornale.it/cisl-spa/)

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/cgil-super-spa/


Una galassia di cui fanno parte 38 società sparse su tutto il territorio nazionale.
Benvenuti nel fantastico mondo dei Caf che ruotano intorno alla Cgil e che regalano al sindacato oggi guidato da Susanna Camusso un volume d’affari di 137 milioni di euro l’anno.
Ma la sigla di Corso d’Italia ha al suo attivo anche una società editrice, la Ediesse, che pubblica mezzo parlamento italiano, con autori di spicco come Enrico Letta, Cesare Damiano e Guglielmo Epifani.
Per non parlare della fitta rete di accordi commerciali “a beneficio” degli iscritti, che vedono la Cgil cementare rapporti con il mondo della “finanza rossa”, in primis Mps e Unipol, e con finanziarie che addirittura fanno capo ai francesi di Crédit Agricole.
In più spunta una convenzione anche con le Ferrovie dello stato dell’ex Cgil Mauro Moretti: prendi il treno con lo sconto se esibisci la tessera sindacale.
Non c’è niente da fare, il sindacato della Camusso si presenta come una sorta di multinazionale.
Lanotiziagiornale.it, documenti contabili alla mano, ha fatto un viaggio all’interno del poliedrico business.


A tutto Caf.
Dall’archivio delle camere di commercio è possibile estrarre visure riferite a una quarantina di società a responsabilità limitata che danno l’immagine dell’attività portata avanti sul territorio.
Naturalmente i fatturati più cospicui sono messi a segno nelle regioni più ricche.
La medaglia d’oro, in tal senso, spetta al Caaf Cgil Lombardia, che sulla base degli ultimi dati disponibili di bilancio è accreditata di un fatturato annuo di 15 milioni e 700 mila euro. Segue il Caaf Cgil Emilia Romagna, forte di un volume d’affari di 12,3 milioni. A seguire troviamo il Caaf Cgil Veneto e Trentino Alto Adige, che ne porta in dote 10,6.
Dopodiché va registrato il fatto che intorno a buona parte di questi centri di assistenza fiscale si muove un nutrito drappello di società di elaborazione dati e consulenza fiscale a 360 gradi.
Tra le più ricche, per esempio, c’è Lesea srl, che fa capo alla Cgil del Lazio e fattura qualcosa come 8 milioni di euro.
Insomma, provando a sommare i ricavi messi a segno complessivamente dal sistema viene appunto fuori la cifra di 137 milioni di euro. Certo, poi ogni Caf ha i suoi costi e nel momento in cui si vanno a calcolare gli utili le somme si restringono. Ma il “movimento” nel suo insieme non è certo in rosso.
La musica, però, nei prossimi anni è destinata a cambiare visti i più recenti interventi normativi che hanno limitato il “compenso” previsto per i vari modelli fiscali intermediati.
L’allarme è tutt’ora leggibile sul sito internet del Consorzio nazionale Caaf Cgil. “A pesare sui Centri di assistenza fiscale sono state la legge di stabilità 2012 e la riduzione dei costi Inps sulle convezioni, introdotta dalla spending review, prevista per il biennio 2012-2013 ma già considerata applicabile per gli anni successivi”, scrive non senza preoccupazione il presidente del Consorzio Mauro Soldini, il quale punta l’indice: “Le forbici dei governi Berlusconi e Monti hanno inferto un colpo pesantissimo sulla condizione economica e finanziaria di tutti i Caf”.
Sconforto comprensibile, se visto dal lato della Cgil, a monte del quale però ci sono anni e anni di cuccagna, agevolati da altrettanti provvedimenti che i governi del passato hanno adottato strizzando l’occhio al mondo delle sigle.
Adesso è arrivata l’ora di mettersi un po’ a dieta.
Ma c’è da scommettere che per una sigla che fattura circa 140 milioni di euro l’anno non sarà così problematico tenere “botta”.
Magari in attesa che un governo amico, nel caso in cui riuscisse a insediarsi, intervenga per l’ennesima volta a elargire qualche dono.

Come Mondadori e Feltrinelli.
Chissà, un domani l’ambizione potrebbe essere quella di diventare una sorta di Mondadori o di Feltrinelli.
Di certo all’interno della Cgil le premesse del business editoriale non mancano.
Il sindacato oggi guidato da Susanna Camusso opera dinamicamente nel settore attraverso una società che si chiama Ediesse. Per carità, anche altre sigle si appoggiano a società di questo tipo, ma nel caso della Cgil a impressionare sono certi numeri.
Innanzitutto la Ediesse vanta un catalogo con la bellezza di oltre mille volumi. E non si tratta solo di temi giuslavoristici.
Tanto per dirne una, la società editrice del sindacato ha pubblicato anche un libro di Pablo Neruda, “Los versos del Capitàn”, che si può acquistare a 10 euro.
Ma il bello deve ancora venire.
Sì, perché attraverso le edizioni Ediesse passano o sono passate le fatiche letterarie di mezza politica italiana.
L’ex ministro del lavoro Cesare Damiano, per esempio, è nel catalogo con ben 6 volumi. Uno di questi, che si intitola “Adesso il lavoro”, è stato scritto con altri due compagni di partito (Pd) come Tiziano Treu ed Enrico Letta. Prezzo: 10 euro.
Un altro che spopola nella libreria targata Cgil è l’ex sottosegretario del ministero dell’economia, Alfiero Grandi, autore di due libri.
E’ fin troppo semplice constatare come queste operazioni possano presentare per la Cgil una doppia conseguenza: da una parte il lucro derivante dalla vendita di libri curati da personaggi politici di un certo rilievo; dall’altra un consolidamento, o forse “commistione”, di rapporti tra sindacato e politica. Un aspetto, quest’ultimo, che probabilmente potrebbe anche prestarsi a qualche perplessità, visto che nelle più delicate trattative sul lavoro la Cgil è controparte di quella politica che di volta in volta siede sugli scranni di governo.
Ma tornando alla Ediesse, viene fuori che anche tantissimi big del sindacato di Corso Italia pubblicano attraverso la casa editrice di famiglia.
E’ il caso del segretario confederale Carla Cantone, che nel 2005 ha scritto il volume “Non rassegnarsi al declino”, che oggi viene venduto a 15 euro. Si tratta, tra l’altro, di un testo che la Cantone ha firmato con Guglielmo Epifani, ex segretario generale della Cgil e oggi deputato nei banchi del Pd.
Infine Ediesse, che dall’ultimo bilancio disponibile è accreditata di un fatturato di 1,5 milioni di euro, cerca di far soldi anche con i grandi nomi. Vincenzo Cerami e Nicola Piovani, per esempio, sono in catalogo con il libro “La cantata dei cent’anni”, venduto a 15 euro.
La regista Francesca Comenicini è presenta all’interno di un cofanetto con il film “Mi piace lavorare”.
E spunta anche un premio Nobel dell’economia, Amartya Sen, in catalogo con “L’azione giusta”, che si può comprare a 10 euro.
Accordi commerciali, convenzioni, intese.
Cosa non si fa per venire incontro alle esigenze degli iscritti.
Una sfilza di iniziative che portano un bel po’ di soldi anche a tutte le aziende che intrecciano il loro destino a quello della Cgil.
E allo stesso tempo consentono al sindacato guidato da Susanna Camusso di cementare rapporti con i più grandi centri del potere finanziario, anche internazionale. Uno dei canali privilegiati, neanche a dirlo, è quello che porta dritto a quella che potrebbe essere definita la “finanza rossa”. Uno degli accordi principali della Cgil è stato infatti stipulato con Mps, la banca senese recentemente travolta dalle inchieste giudiziarie che hanno colpito i suoi ex vertici. Ebbene, in base alla convenzione gli iscritti alla Cgil possono usufruire di agevolazioni nella gestione dei conti correnti, dei mutui e nell’accesso a prestiti personali. Naturalmente a patto che passino attraverso Rocca Salimbeni.
Stesso discorso per un’altra roccaforte finanziaria di area di centrosinistra.
In questo caso c’è in ballo una convenzione con Unipol che garantisce agli iscritti al sindacato e ai loro familiari tariffe “competitive” su tutto ciò che ruota intorno al mondo dei servizi assicurativi. Tra i protagonisti della varie partnership spunta anche una società che fa capo alla banca francese Crédit Agricole.
Parliamo della Agos Ducato, una finanziaria attiva nel credito al consumo con la quale la Cgil ha raggiunto un’intesa per agevolare prestiti e finanziamenti a beneficio degli iscritti.
Tra le convenzioni c’è poi da segnalare quella che unisce il sindacato di Corso d’Italia alle Ferrovie dello stato guidate dall’ex Cgil Mauro Moretti.
Eh sì, perché tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 Moretti è stato segretario nazionale della Cgil trasporti.
Come non venire incontro, allora, alle richieste degli ex colleghi?
E così, in base alla convenzione, per chi ha compiuto 60 anni e presenta la tessera sindacale è possibile richiedere la “carta argento” che offre uno sconto del 25% sui biglietti.
Sul sito internet della “Cgil sistema servizi” il beneficio è descritto in questi termini: “la tessera garantisce per un anno lo sconto del 15% sui prezzi del biglietto base di prima e seconda classe per tutti i treni nazionali e sui livelli di servizio AV Businnes, Premium e Standard, del 10% sui biglietti per i servizi cuccette e vagoni letto”.
In più la stessa “carta argento” prevede “lo sconto Railplus sulle tratte internazionali del 25%”.

mercoledì 3 aprile 2013

Dice il saggio....


C’è il corazziere ad honorem per gli immani sforzi compiuti per difendere le interferenze del Quirinale nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia; c'è chi fu incaricato di studiare i costi della politica, ma alla fine si arrese stremato; c'è chi è associato allo studio dell'ex Presidente del Senato, dunque garante dell’Antitrust; c'è il solito banchiere uscito dai caveau di Bankitalia; c'è chi si vantava con l'ex Presidente del Consiglio per non avergli toccato le tv e il conflitto d’interessi; c'è il transfuga politico; c'è chi strepitò in aula contro gli "assassini" di Eluana; c'è l'ex indagato e poi prosciolto per la buona politica in Lucania; c'è il leghista che intascò una mazzetta e che con comodo, poi, la restituì.
Dunque, tutti molto saggi.
Niente donne, niente giovani, niente società civile, niente cultura, niente ricerca, niente diritti, niente di niente.
E' così evidente, quindi, che questi dieci "saggi" non rappresentano il paese reale, realisticamente lontani dai bisogni e dall'emergenze sociali del mondo del lavoro, che il loro unico scopo risulta essere solo quello di garantire la continuità della tecnocrazia neoliberale della BCE, sulla base di una cultura emergenziale con la quale, in questo paese, sono state fatte passare tutte le nefandezze possibili.
Scomparsa la centralità del lavoro dall'agenda politica, nessuna idea "saggia" potrà mai trovare soluzione ad una crisi sistemica come quella attuale.
Senza un radicale rifiuto per un modello economico fondato sulla centralità del profitto e della rendita finanziaria e, pertanto, senza una profonda trasformazione dei rapporti sociali, politici ed economici, non si potranno mai superare i disequilibri e le ingiustizie che i lavoratori stanno drammaticamente subendo.
La proroga del blocco dei contratti, già fermi dal 2009, delle retribuzioni e delle assunzioni a tutto il 2014; il salario accessorio diventato una chimera e il valore degli stipendi che diminuisce giorno dopo giorno; il taglio degli organici e l'aumento indiscriminato delle esternalizzazioni, dipingono un presente difficilissimo e una Pubblica Amministrazione senza futuro.
Senza contare l'imminente ghigliottina, pronta a decapitare quello che è rimasto dei  miseri salari dei lavoratori, composta dall'aumento dell'IVA, dell'IRPEF, dell'acconto dell'IMU e dall'ingresso della Tares.
I lavoratori, tutto questo lo conoscono bene perché lo vivono quotidianamente sulla loro pelle e non c'è bisogno certamente di "saggi", per spiegarlo.