Ministero dell'Economia e delle Finanze

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domenica 23 ottobre 2011

I "servizi sociali" del MEF

Non c’è che dire, siamo proprio fortunati.
Nel bel mezzo di una crisi sistemica dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, non passa giorno che la nostra amministrazione, per il tramite del suo ufficio competente, allevia le sofferenze economiche dei suoi dipendenti mediante stipule di convenzioni etichettate come "servizi sociali".
La gamma è veramente ampia: dal negozio che tratta esclusivamente articoli di linea di abbigliamento maschile con vasto assortimento sia classico che casual, a quelli che propongono l’acquisto di articoli da regalo e argenteria, passando attraverso viaggi e vacanze, attività ricreative e servizi di consulenza finanziaria e brokeraggio.
Ma ci ha lasciati veramente impietriti l’ultima convenzione, denominata “Carta Ora”, stipulata lo scorso 3 ottobre 2011 tra la nostra amministrazione e la Manpower spa.
Di che cosa si tratta?
Semplice, è una carta prepagata, ricaricabile, dal costo di 135 euro che corrispondono a 10 ore di lavoro: ti serve una colf, una baby sitter, un dog o cat sitter, un cameriere o un giardiniere, basta fare una semplice telefonata o inviare una mail che si attiva uno o più rapporti di somministrazione di lavoro.
Il lavoro interinale, introdotto in Italia dall’Ulivo attraverso il Pacchetto Treu, concertato con Cgil, Cisl e Uil, è stato creato apposta per poter speculare sui bisogni dei lavoratori, trattati come merci e oggetti.
Un mondo a diritti zero, una realtà fatta di quotidiano sfruttamento, di incertezza, di disperazione, di sottomissione e di abusi continui.
Un annientamento morale, economico, sociale e umano per milioni di lavoratori, senza diritti e senza dignità, trattati come rifiuti, sottoposti a contratti capestro, immersi in realtà in cui bisogna obbedire sempre e non protestare mai, qualunque siano le discriminazioni subite, privati del futuro per l’interesse di padroni che macinano profitti immensi, sulla pelle dei più deboli.
Sono chiamati lavoratori atipici, intermittenti, in affitto, temporanei, a chiamata; in realtà sono schiavi sacrificabili, merce deperibile, gettati nella spazzatura quando scadono, quando non stanno in silenzio a subire l’arroganza dei moderni schiavisti o quando raggiungono età non più in linea con il marketing produttivo.
E mentre la propaganda capitalista esalta la modernità del lavoro flessibile, i padroni si riservano posti garantiti, sicurezze granitiche, stabilità, prestigio, stipendi, carriera e profitti immensi.
La Manpower è una multinazionale americana, leader nel lavoro interinale che ha registrato una salita del 55% dei profitti negli ultimi tre mesi. Gli utili sono stati di 79,6 milioni di dollari, superiori ai 51,3 di un anno fa. Il fatturato è cresciuto del 16%, 5,78 miliardi al di sopra delle attese che si attendevano a 5,81 miliardi.
Ma queste società "erogatrici" di lavoratori in affitto sono conosciute anche per le loro politiche e strategie nei confronti delle categorie più deboli, ovviamente le donne, le madri, chi ha problemi di salute o un genitore anziano da accudire. Basta farsi un "giretto" in internet.

Strategie attuate ai fini solo di liberarsi dei lavoratori “non pienamente produttivi”, di mobbing pesante che si possono riassumere in negazioni, in minacce continue di licenziamento per chi non ha raggiunto il budget, di trasferimenti di sede disagevoli e immotivati, di convocazioni e interrogatori con “capini e capetti”.
Insomma, la somministrazione di lavoro temporaneo è quello che si intende applicare in dosi massicce anche per il lavoro pubblico, peraltro già sommerso da migliaia di lavoratori interinali, da precari senza diritti, senza garanzie, che sopperiscono oltre che alla carenza d'organico anche allo svolgimento di mansioni per le quali è prevista l'assunzione a tempo indeterminato.
Di questa convenzione, quindi, ne facciamo volentieri a meno; perché la precarietà del lavoro è precarietà della vita e ogni giorno va combattuta.
LAVORATORI AUTORGANIZZATI
Ministero dell’Economia e delle Finanze

venerdì 14 ottobre 2011

Si mangiano anche i buoni pasto !

Abbiamo appreso, dai mezzi di informazione, che questo pomeriggio il governo, dopo aver incassato il voto di fiducia a montecitorio, ha votato la legge di stabilità.
Nella bozza del provvedimento approvata, oltre ad ulteriori tagli, si prevede anche che i buoni pasto per il personale statale vadano solo a coloro che, nell'arco di una giornata, lavorano per otto ore.
La disposizione non si applica ai dipendenti che appartengno al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico.
La norma, quindi, colpisce buona parte dei lavoratori che lavorano 36 ore settimanali usufruendo dell'articolazione dell'orario di lavoro su 7 ore e 12 minuti al giorno.
Se consideriamo che nel nostro ministero questa tipologia di orario di lavoro, denominata orario particolare, è utilizzata da lavoratori che rientrano in particolari situazioni personali, sociali e familiari (legge 104/92, tossicodipendenze, figli in età prescolare e scolare, attività di volontariato, terapie salvavita e assimilabili, con familiari che necessitano assistenza sanitaria o che siano diversamente abili, in emodialisi, chemioterapia e trattamento per infezione HIV-AIDS, in riabilitazione post traumi o post interventi chirurgici, pendolarismo) possiamo facilmente comprendere con quanto astio e odio vogliono colpire le fasce più deboli e più in sofferenza.
Rispondiamo con una partecipazione di massa all'appuntamento di domani
15 ottobre 2011 - ore 14.00
P.zza della Repubblica - Roma

LAVORATORI AUTORGANIZZATI
Ministero dell’Economia e delle Finanze
 

IL DEBITO NON LO PAGHIAMO !

Fiducia o non fiducia, noi ci saremo e
IL DEBITO NON LO PAGHIAMO !
15 ottobre 2011 - ore 14
P.zza della Repubblica - ROMA


LAVORATORI AUTORGANIZZATI
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giovedì 13 ottobre 2011

YES WE CAMP !

Le manovre lacrime e sangue, approvate in tutta fretta dal governo su volontà del FMI, della BCE e dai padroni, attaccano lo stato sociale e i diritti dei lavoratori: liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici fondamentali, tagli indiscriminati a salari, pensioni, istruzione, sanità, welfare e spesa sociale in generale, non fanno altro che peggiorare le condizioni di vita delle classi subalterne, sottraendo ricchezza alla collettività per trasferirla direttamente nelle tasche dei privati, dei soliti noti.
Questo disegno è coronato dalla prospettiva di una completa deregolamentazione del mercato del lavoro, seppellendo qualsiasi traccia di diritti collettivi con la precarietà e lo sfruttamento selvaggio.
Intanto però, i fondi per le banche e per le spese militari aumentano.
E’ inutile, quindi, che all’unisono si cerchi di smorzare la conflittualità e la rabbia che si diffonde nella società con la retorica della coesione sociale, perché ben altre sono le ricette elaborate da banche, padroni, governi nazionali e istituzioni europee; prevedono solo la macelleria sociale per tutelare i profitti dei padroni.
In questo contesto, per esempio, il concetto di meritocrazia e di premialità che si vuole inserire mediante il SIVAP nel nostro ministero, appare come una mera giustificazione ideologica.
La meritocrazia è solo uno strumento di esclusione sociale e di selezione di classe, che premia i soliti mentre penalizza tutti gli altri.
Rifiutare e opporsi a tali politiche, sia dentro sia fuori dal MEF significa, quindi, lottare affinché i diritti collettivi siano ancora una tutela per tutti.
Dalla crisi dei mutui subprime, la crisi economica sistemica è venuta a bussare alla porta del bel paese chiedendo il conto salatissimo di anni di speculazioni, di sfruttamento, di politiche scellerate che hanno svenduto i diritti dei lavoratori per i profitti di pochi.
Così, la storia non cambia, il metodo è sempre lo stesso: a pagare sono sempre i soliti, chi lavora, chi produce, chi rivendica una vita libera e dignitosa, ed ecco i tagli alla scuola pubblica, l'attacco di Marchionne ai diritti degli operai, le solite stupidaggini nei confronti degli impiegati statali.
Il 15 ottobre, a Roma, un popolo indignato scenderà in piazza contro lo scempio dei salari, del lavoro, delle pensioni, dei beni comuni, dei diritti economici, politici e sindacali operato mediante manovre economiche infinite in favore dei grandi gruppi industriali e finanziari e delle classi ricche e potenti.
Di fronte alle misure da massacro sociale imposte dalla Bce, l’unica vera e propria antimisura è quella di NON PAGARE IL DEBITO!
Per questo, il 15 ottobre saremo in piazza per affermare il nostro NO a chi vuole scaricare la crisi su chi, ogni giorno, è sfruttato e depredato di una vita e di un futuro dignitoso.

Il debito non l'abbiamo contratto noi, il loro debito non lo paghiamo!
 15 ottobre 2011 - ore 14
P.zza della Repubblica - ROMA


LAVORATORI AUTORGANIZZATI
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giovedì 6 ottobre 2011

IV DIPARTIMENTO: la solita farsa.

Lo scorso 3 ottobre 2011 è stato sottoscritto l’accordo decentrato locale concernente l’individuazione dei criteri e delle procedure per l’utilizzazione delle rimanenti risorse costituenti la quota del 20% del Fondo di sede del IV Dipartimento per l’anno 2010.
Il testo dell’accordo ricalca, in maniera pressoché identica, quello dell’anno scorso salvo la differenzazione della scala parametrale suddivisa per aree anziché per posizioni economiche.
Rimane, quindi, inalterato il legame indissolubile con il sistema SIVAD mediante le solite fasce di risultato già contemplate dalla tabella a) di cui al punto 1 dell’accordo nazionale siglato il 28 giugno 2011; così come rimane immutata la ripartizione per la corresponsione delle risorse aggiuntive derivanti dall’espletamento del servizio di assistenza fiscale prestato da parte dei lavoratori “unti” a questo specifico servizio.
Quindi, di “individuazione dei criteri e delle procedure”, c’è ben poco: si tratta, come al solito, di “accordi fotocopia” che hanno trovato spazio grazie alla collaborazione assidua da parte delle organizzazioni sindacali che, siglando a livello nazionale l’accordo quadro con l’amministrazione, di fatto trasformano il tavolo decentrato locale in una farsa dove i vari attori recitano, ognuno a secondo del ruolo ricoperto, il proprio copione.
Allora assistiamo ai “rivoluzionari” che siglano quello dell’anno scorso del 13 ottobre 2010 e non firmano questo che è identico; a quelli che non hanno siglato quello dell’anno scorso ma firmano questo perché forse accontentati su qualche richiesta personale; quelli che siglano sempre tutto ma quietano i propri rimorsi di coscienza mediante le solite e stantie note a verbale.
In questo quadro desolante, risalta solo la presenza di alcuni membri RSU “desindacalizzati” che hanno ancora la forza e la dignità di dire, a chiare lettere, le cose come sono realmente, chiamandole con il loro vero nome.
Vergognoso, per esempio, è il termine che descrive meglio, oltre il legame tra remunerazione e SIVAD, anche lo scempio che si attua nei confronti di tutti i lavoratori in merito alla corresponsione delle risorse del servizio di assistenza fiscale.
Infatti, si continua a favorire sacche di clientelismo interne che nulla hanno a che fare con questa lavorazione generando, da una parte, il furto di somme destinate a tutti e, dall’altra, la diminuzione della quota destinata proprio a quei lavoratori che effettivamente lo svolgono.
L’accentuazione della crisi economica ormai non permette più di sopportare tale inique nefandezze; non è concepibile che se per la quota del 20% del fondo di sede si ragioni nella misura di 200 euro lorde medie, per alcuni lavoratori si prospetta, oltre all’introito di questa somma, ulteriori 1.000 euro lordi (per alcuni, ancora molto di più), peraltro non spettanti.
Insomma, si continua a negare l’adozione di misure trasparenti, controllabili e partecipate, praticando una diversificazione reddituale totalmente ingiustificata.
Come lo chiamereste tutto questo?


LAVORATORI AUTORGANIZZATI
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3 euro e novantacinque centesimi.

3 euro e novantacinque centesimi, questa era la paga oraria che le quattro lavoratrici tessili, morte nel crollo della palazzina a Barletta, percepivano.
Lo chiamavano opificio, locali decrepiti, dove si lavorava su turni dalle 8 alle 14 ore, in uno stabile pericolante che si è sbriciolato uccidendo quattro donne e una bambina.
Confezionavano magliette e tute da ginnastica Matilde Doronzo, 32 anni, Giovanna Sardaro, 30 anni, Antonella Zaza, 36 anni e Tina Ceci, 37 anni e lavoravano in nero, senza contratto: lavoravano per sopravvivere.
Ma non sono sopravvissute alla competitività internazionale del mercato che, oltre a rubare diritti e tutele, ruba anche la vita.
Non basta solo la violenza che, da sempre, le donne sono oggetto in forme e modi che cambiano nello spazio e nel tempo, ma che mantengono intatta l'essenza di una condizione di subalternità che le accompagna nella loro crescita, nei loro studi, nel loro lavoro, nella loro vita sociale.
Le donne sono da sempre al centro del cerchio di massimo sfruttamento innescato dal neoliberismo, e ora della sua crisi.
In uno scenario caratterizzato dal peggioramento delle condizioni di vita per tutti, ancora una volta il prezzo più alto lo pagano le donne in termini di sovraccarico di lavoro, di mancanza assoluta di tutele e di restringimento delle libertà personali.
Il quadro di una precarietà generalizzata accentua la dimensione sessuata e gerarchica dei rapporti di produzione ed é così che il lavoro è più precario, sottopagato, meno qualificato e non permette alle donne di raggiungere l'autonomia economica; la peculiarità della condizione del lavoro precario preclude la possibilità di organizzare i tempi personali, di progettazione, le scelte affettive.
La dipendenza economica si aggrava dentro il precipitare di una crisi strutturale, in cui le donne sono e saranno espulse dal mondo del lavoro, costrette a permanere dentro strutture tradizionali di dipendenza come la famiglia, troppo spesso teatro di violenze e pressoché unico ammortizzatore sociale nell’ambito del uno stato sociale inadeguato.
Insomma, le donne pagano il conto sempre più salato e sono la punta avanzata di questi processi.
Ma siamo certi, però, che proprio le donne possono essere anche la punta avanzata delle lotte intorno ai nuovi diritti.
Per questo occorre rompere le catene dello sfruttamento, di nuove e vecchie forme di disciplinamento, per liberare tempi, spazi e rendere possibili processi di soggettivazione e di autodeterminazione.
Le trasformazioni avvenute, la volontà di far pagare alle lavoratrici e ai lavoratori i costi di una crisi provocata e gestita dai ricchi e dal grande capitale finanziario, ha esteso, a livello globale, il conflitto tra capitale e lavoro che assume, continuamente, forme nuove e molteplici tra cui il violento avanzare del conflitto tra capitale e vita.
La vita, proprio quella che è stata rubata a queste donne.

LAVORATORI AUTORGANIZZATI
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