Ministero dell'Economia e delle Finanze

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mercoledì 11 febbraio 2015

Nulla.

Oltre 200 morti, 300, forse di più.
Questo è il tremendo bollettino dell'ennesima strage nel mediterraneo.
A questi, si devono giungere i 29 morti assiderati di ieri, morti di freddo.
Perchè in questo paese si muore di freddo.
Si muore di freddo, bambini; si muore di freddo, donne; si muore di freddo in gravidanza, in un battello galleggiante in mezzo al nulla.
In mezzo ad un universo di acqua in cui si confida al punto di chiamarlo futuro.
I 29 fratelli e sorelle sono morti di freddo a largo di Lampedusa ma, in realtà, sono stati deliberatamente assassinati dalle scelte europee sui profughi e sui richiedenti asilo che salpano dal nord Africa per arrivare in Europa, in questo grande vergognoso lager che è l’Europa.
Sono morti di freddo perchè questa Europa dei mercati ha deciso di sospendere persino Mare Nostrum che, almeno le vite le salvava; anche se poi le immetteva in meccanismi repressivi e di privazione di libertà di movimento.
Si muore di freddo, quindi, nel bel paese, di freddo.
Bastava nulla per salvare quelle vite.
Nulla.

martedì 3 febbraio 2015

Il senso unico.

In un paese non lontano dal nostro, l’Egitto, la settimana scorsa durante una manifestazione non violenta, in un corteo dove si chiedeva "pane, libertà e giustizia sociale", una giovane donna, Shaimaa Al-Sabagh, mentre posava una corona di fiori ai piedi del monumento dedicato alla rivoluzione di Piazza Tahrir, è stata uccisa, colpita davanti e dietro alla testa: è crollata tra le braccia del marito, a fianco del suo bimbo in lacrime, colpita da proiettili di gomma sparati a distanza ravvicinata.
Dalle immagini che riempiono la rete, si capisce facilmente chi sono i suoi assassini.
Shaimaa, operaia, da sempre impegnata in difesa dei diritti dei lavoratori, voleva lasciare un fiore a Piazza Tahrir, 4 anni dopo quel 24 gennaio 2011, un fiore simbolico per ricordare milioni di persone che erano lì e lì son rimaste per molto, chiedendo libertà, pane e una vita che si potesse chiamar vita, quella che sappia anche solo vagamente cosa possa essere la libertà.
Insieme alla giovane attivista, sono rimaste uccise, sulle strade egiziane, altre quattordici persone.
Piazza Tahrir, quindi, mette ancora paura: per questo Shaimaa è caduta a terra uccisa.
Ma, oltre all'orrore per questa uccisione, ci ha colpito anche l'assoluto silenzio che ha avvolto questa mattanza.
La notizia, infatti, è stata rilegata nella pagine in fondo dei media nazionali, nessuna intervista o presa di posizione pubblica da parte dei "politici" nostrani e dei cosiddetti rappresentanti della "società civile".
Eppure, lo scorso 7 gennaio, tutto il mondo ha avuto un sussulto di indignazione per l'attentato di Parigi in cui hanno perso la vita gli ormai tristemente famosi vignettisti di Charlie Hebdo.
Tutto il mondo si è risvegliato magicamente dal torpore che lo avvolgeva.
Quel mattino, e nei giorni seguenti, camminando per strada, al lavoro, si respirava aria di rivolta, tutti avrebbero fatto qualcosa, tutti avevano qualcosa da dire.
Per giorni abbiamo visto cartelli, manifesti appesi ai muri, giornali e magliette con la scritta "Je suis Charlie", tutti a correre alle edicole per accaparrarsi una copia del giornale.
Anche tutte le anime belle della politica italiana si sono strappate le vesti per il "diritto alla satira"; insomma, la condanna è stata unanime.
Quotidiani, riviste, telegiornali, qualsiasi programma radio o TV aveva qualcosa da proporre; Parigi ha visto nelle sue strade la più grande manifestazione di massa di tutti i tempi e i capi di stato si sono "sgomitati" per conquistare la prima fila di quel corteo.
Dove sono finiti, oggi, dopo i fatti del Cairo e di Alessandria della settimana scorsa o del geneocidio in Nigeria, i difensori dei diritti umani, i capi di stato campioni di democrazia da esportazione?
Per questo noi non dimentichiamo, per questo noi non vogliamo dimenticare.
Perchè è nostro dovere almeno raccontare la verità e non voler essere partecipi di una società anestetizzata fino in fondo all'anima, che si indigna "a chiamata" dal padrone di turno, che non sappia più discernere il bene dal male e che la pietà, il risveglio dal torpore avvenga solo se lo vogliono i nostri burattinai.
La terra per te sarà un soffio di piuma, Shaimaa, sorella e compagna nostra, fiore di libertà che così tanto è costato.