Ministero dell'Economia e delle Finanze

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martedì 4 settembre 2012

La diamo a tutti.


Internet Superveloce direttamente a casa tua. Scopri i servizi e la nostra copertura. L’ADSL DOVE NON C’E’.

Questa è la presentazione di una società che opera nel settore delle Telecomunicazioni.
Offre servizi di Information Tecnology; è impegnata nello sviluppo di tecnologie Internet con una serie di notevoli investimenti, raggiungendo un know how invidiabile a livello nazionale ed europeo.
Il suo scopo è fornire l’assistenza e la guida a chi desidera conoscere e sfruttare al meglio le potenzialità di uno strumento innovativo e sempre dinamico: internet.
La sua ultima campagna pubblicitaria che ha adottato è questa:


Spontaneamente ci verrebbe da dire che “ve la potete tenere” voi la vostra ADSL; ma sembrerebbe, in questo modo, ricalcare i sessismi di chi snobba una donna in pubblicità per un puro perbenismo borghese.
Ma, d’altronde, uno slogan così è fatto per scatenare proprio la gara dei doppi sensi e gira che ti rigira, a essere stigmatizzata è comunque sempre la donna, la sua sessualità che, in questo caso, si presume particolarmente generosa.
Diciamo, quindi, che i nostri pochi soldi a chi specula sulle donne e imprime altri pregiudizi e stereotipi sessisti, laddove ne esistono già a bizzeffe, non li diamo.
Purtroppo siamo abituati a vedere il corpo femminile usato come strumento per vendere o diventare esso stesso oggetto in vendita; basta pensare alla pubblicità sessista dello scorso anno di una nota marca di automobili, infarcita di immagini di parti di corpo femminili, di donne che s'inginocchiano e si strusciano come anguille su corpi maschili, il tutto dominato dal seguente testo: guardami, toccami, accarezzami, sussurami, prendimi, scuotimi, incitami, venerami, esaltami, sentimi, proteggimi, criticami, lasciami, amami, rilassati,....io sono Giulietta, prima di parlare di me, provami!
Per non parlare, poi, di quella relativa ad una società che installa pannelli fotovoltaici che ha pensato bene di raffigurare una donna nuda esponendola come merce prona su un pannello solare (altra merce) corredata con la scritta "Montami, a costo zero" (il termine "monta" si usa per indicare l'accoppiamento tra animali); o di una famosa gioielleria dove la campagna di un brand era basata sull'immagine di una ragazza in bikini in varie pose con la scritta "E tu dove glielo metteresti?".
Tralasciamo, per motivi di brevità, la raffigurazione del modello di donna che una certa televisione, da oltre vent'anni, ci propina come cultura dominante e di riferimento.
Sembra tutto scontato, tutto ovvio, ormai nel senso comune delle cose; anzi, chi ancora evidenzia e denuncia l’uso del corpo femminile e la penosa condizione della donna è tacciato di ipocrisia, di vecchiume, in costante disagio con i tempi.   
Invece, a noi tutto questo fa semplicemente schifo.
Ci fa schifo la mercificazione perché è una forma di deumanizzazione che riduce la donna a oggetto, merce, strumento del volere e del piacere altrui, negandole la possibilità di realizzarsi come persona capace di decidere e agire in modo responsabile e autonomo.
Perché la mercificazione delle donne contribuisce al mantenimento dell’ineguaglianza tra i generi e alla diffusione di atteggiamenti e comportamenti sessisti.
Ci fa schifo perché l’esposizione a immagini che oggettivano le donne influenza i giudizi sulle donne in generale ed esalta la tolleranza agli stereotipi di genere, del mito dello stupro (il credere che le donne lo provochino con il loro comportamento, che non aspettano altro), delle molestie sessuali, della violenza interpersonale.
Comunque, di una cosa siamo certi: che chi vende, come in questo caso, banda larga la potrà dare veramente a tutti mentre una donna sceglie ed è proprio per questo che sempre più spesso è stuprata, seviziata e uccisa da chi non accetta che le donne possano decidere di scegliere.

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