Ministero dell'Economia e delle Finanze

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martedì 11 settembre 2012

Pronto, chi parla?


Ieri, abbiamo informato i lavoratori sulla convenzione per la telefonia mobile stipulata tra l’amministrazione e la Telecom Italia SpA.
E’ stata un’asettica informazione, utilizzando volutamente il condizionale sull’eventuale fruizione di tariffe telefoniche vantaggiose per il traffico dei dipendenti del MEF.
Infatti, a differenza di altri che non hanno perso tempo a riconoscere l'impegno dell'amministrazione nel fornire un servizio aggiuntivo ai lavoratori, a rivendicare paternità e meriti, noi non ci siamo sbilanciati perché siamo abituati a guardare la luna e non il dito.
Come titolo, avremmo voluto utilizzare un termine sicuramente più appropriato, più adatto, ma siamo sempre molto attenti, oltre a quello che scriviamo, anche all’uso di vocaboli ed espressioni, per così dire poco eleganti.
Pertanto, utilizzeremo la parola "furbata" per descrivere un atto da furbo, un gesto astuto compiuto per lo più a danno di qualcuno.
L’altro termine, invece, è senz'altro poco signorile ma certamente più appropriato ad esprimere chi sa abilmente e con disinvoltura volgere a proprio favore una situazione, o fare comunque il proprio interesse.
Per chi è curioso e vorrà scoprire il termine in questione, basterà cliccare qui.
L’amministrazione, quindi, stipula una convenzione con la Telecom Italia SpA per l’erogazione di un servizio di telefonia mobile a tariffe agevolate per i propri dipendenti.
Che bravi, ci viene subito da pensare; finalmente basta con gesti odiosi nei confronti dei lavoratori, con la spending review, con i blocchi contrattuali, con l’attacco al diritto alla pensione, con l’incubo della mobilità e del licenziamento.
E’ l’ora di un atto concreto, utile, a favore dei propri dipendenti che versano in condizioni miserevoli.
Sarà, ma la storia e l’analisi delle fasi ci hanno insegnato a diffidare della magnanimità della controparte, di chi all’improvviso è folgorato sulla via di Damasco; è vero, la tariffazione del profilo "Tim to power" è conveniente perché dialogare a 1 cent/min con utenze aderenti al contratto, 5 cent/min verso numerazioni nazionali mobili Tim fuori del contratto e di altri operatori e 2 cent/min per chiamate verso numerazioni nazionali di rete fissa, il tutto con 0 euro di scatto alla risposta, è indubbiamente concorrenziale.
Ma a che prezzo il lavoratore deve pagare questa “convenienza”?
Qual è il costo effettivo?
Nelle premesse della convenzione è scritto "che l'Amministrazione, aderendo alla suindicata proposta, potrebbe usufruire di un ulteriore canale di diffusione per eventuali comunicazioni massive di servizioe, all'art. 2, "il dipendente è tenuto, altresì, quale condizione necessaria per il rilascio della SIM, ad autorizzare l'Amministrazione all'uso del numero telefonico per comunicazioni di servizio".
Quindi, l'amministrazione, essendo essa stessa intestataria delle SIM ricaricabili, le assegna al lavoratore che ne farà richiesta solo previa autorizzazione, da parte di quest'ultimo, "all’uso del numero telefonico per comunicazioni di servizio" che diviene una conditio sine qua non, una "condizione necessaria", indispensabile per il rilascio dell'utenza.
Che cosa vuol dire?
Semplice, s’intende che i lavoratori che aderiranno a questa convenzione saranno permanentemente reperibili, il tutto a costo zero per l'amministrazione.
Infatti, l’amministrazione, salvo una generica asserzione sulla propria competenza circa le modalità di adesione, glissa su tutto il resto.
Ma anche se dovesse delineare, con successive circolari, i confini nei quali far rientrare le cosiddette "eventuali comunicazioni massive di servizio", questo non cambierebbe di una virgola il contenuto.
E così, da una parte ci sono lavoratori reperibili, contrattualmente regolamentati, in servizio presso specifici uffici che sono giustamente remunerati per tale particolare posizione lavorativa (17,35 euro lordi per periodi di durata non superiori alle 12 ore – ipotesi di accordo siglato il 31.7.2012); a questi, l’amministrazione fornisce l’apparecchiatura telefonica oltre che il costo del traffico (ad altri, pur non rientrando nella sfera dell’indennità di reperibilità, l'amministrazione fornisce ugualmente il telefono e il solo costo del flusso delle chiamate per servizio).
Dall’altra parte, con quest’operazione da manuale, si mettono tutti gli altri in reperibilità permanente, e a costo zero per l'amministrazione; è chiaro, nessun atto d'imperio o vessatorio, ma volontariamente, su richiesta esplicita dello stesso lavoratore.
Insomma, l’amo è stato gettato e tanti pesci sono pronti ad abboccare.
Anzi, il paradosso è che sarà lo stesso lavoratore che, per poter utilizzare il profilo tariffario conveniente, si pagherà la propria reperibilità permanente, la propria messa a disposizione h24, mediante il meccanismo della ricarica.
Quindi, anziché farsi pagare dall'amministrazione la reperibilità, l'apparecchio e il traffico telefonico, saranno i lavoratori stessi a pagarseli offrendo la propria rintracciabilità "gratis"!
Infine, oltre ad esprimere forti dubbi sul benefit proposto, ci poniamo anche altri inquietanti interrogativi su un eventuale e indebito controllo di massa cui i lavoratori, inconsapevolmente, potranno cadere.
Mania di persecuzione, pura paranoia, la nostra?
Non crediamo; la storia recente e passata ne è testimone.

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